Con 17.000 pazienti coinvolti attualmente negli studi, la ricerca cooperativa italiana sulle malattie del sangue continua a contribuire in modo decisivo allo sviluppo di cure più personalizzate, sostenibili e orientate ai bisogni reali dei malati, con importanti risultati nelle strategie chemio-free, nella medicina di precisione. Il tema è stato al centro della Terza riunione nazionale Gimema, promossa dalla Fondazione Gimema - Franco Mandelli Onlus a Roma, in cui sono stati presentati gli aggiornamenti più rilevanti della ricerca scientifica clinica e traslazionale sulle malattie del sangue condotta in Italia.
"L'obiettivo oggi non è soltanto aumentare la sopravvivenza, ma migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, riducendo tossicità, ospedalizzazioni e impatto sociale delle cure", ha spiegato Marco Vignetti, presidente della Fondazione Gimema. Tra i risultati più rilevanti presentati, uno studio sulle neoplasie mieloproliferative in fase blastica, una delle forme più aggressive di malattia, in cui è stato rilevato come la combinazione della chemioterapia con la molecola venetoclax ha prodotto risposte clinicamente significative e durature anche in pazienti fragili, in cui la sopravvivenza post-trapianto supera l'80%. Sempre dalla combinazione di venetoclax con la chemioterapia standard è stato possibile per oltre il 60% dei pazienti con leucemia mieloide acuta accedere al trapianto allogenico di cellule staminali.










