Secondo il padre del ragazzo deceduto, il movente sarebbe il controllo della zona, che è territorio della gang savadoregna MS13 attiva in città dal 2013

«L’ho riconosciuto dai tatuaggi, è un capo della MS13». A parlare è il padre di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso ieri sera alla stazione Certosa di Milano. La MS13 a cui si riferisce è la famosa gang sudamericana che prende il nome dalla “Mara Salvatrucha“, l’organizzazione criminale nata negli anni ’80 a Los Angeles tra immigrati salvadoregni. La presenza della gang a Milano è emersa nel 2013, quando la Squadra Mobile di Milano concluse l’operazione “Mareros” con l’arresto di 24 presunti appartenenti alla banda. Secondo la Polizia, il gruppo era coinvolto in rapine, pestaggi e violenze. Lo scorso anno, a giugno, si era verificato uno dei casi più noti legati alla MS-13: l’aggressione con il machete a un capotreno del passante ferroviario milanese.

Le parole del padre in lacrime

«Ho riconosciuto uno di loro perché ero qui prima che avvenisse tutto e loro erano già qui, poi sono andato a casa», ha raccontato l’uomo, arrivato davanti allo scalo ferroviario dopo la morte del figlio. Ai cronisti ha raccontato di avere saputo dall’altro figlio, presente al momento dell’aggressione, che il gruppo era armato «con bottiglie e coltelli».