Una chirurga italiana di Medici Senza Frontiere è stata rimpatriata dalla Repubblica Democratica del Congo come misura precauzionale dopo aver assistito un bambino con una ferita da arma da fuoco, successivamente identificato come caso sospetto di Ebola. La dottoressa operava nella provincia dell’Ituri, nel nord-est del Paese, una delle aree più colpite sia dall’epidemia sia dal conflitto armato.
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Secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, la professionista è ora sottoposta a 21 giorni di monitoraggio sanitario e follow-up, in linea con i protocolli internazionali di prevenzione e controllo delle infezioni. Msf ha precisato che una persona sospetta di Ebola non è considerata contagiosa in assenza di sintomi.
Le procedure di sicurezza adottate da Medici senza frontiere
Msf ha spiegato di collaborare con operatori specializzati nelle evacuazioni mediche per garantire trasferimenti sicuri e cure adeguate al personale coinvolto in situazioni a rischio biologico. L’organizzazione ha inoltre ribadito che il progetto chirurgico attivo nell’Ituri dal 2022 era già operativo prima della conferma dell’attuale epidemia di Ebola.










