Parola d’ordine: diversificare. E così anche la Germania, non solo l’Italia, accelera la caccia a nuovi fornitori di gas. Stavolta l’approdo è il Canada. Berlino, attraverso la società statale Sefe – Securing Energy for Europe, ex controllata di Gazprom nazionalizzata nel 2022 con un salvataggio pubblico da 6,3 miliardi di euro e oggi destinata a una graduale riprivatizzazione – si prepara a firmare un maxi accordo per acquistare gas naturale liquefatto dal progetto Ksi Lisims LNG, sulla costa della British Columbia.
L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare da Vancouver, con il ministro canadese delle Risorse naturali Tim Hodgson a fare da cerimoniere di un’intesa che pesa soprattutto sul piano geopolitico. Perché i volumi, almeno inizialmente, restano limitati: fino a un milione di tonnellate l’anno di Gnl destinato alla Germania, circa l’1% delle importazioni tedesche di gas del 2025. Ma il messaggio è chiarissimo: l’Europa vuole ridurre la dipendenza da qualsiasi singolo fornitore, dopo avere scoperto sulla propria pelle quanto costi affidare la sicurezza energetica a Paesi geopoliticamente instabili o apertamente ostili.
Ksi Lisims è un progetto da circa 10 miliardi di dollari canadesi (7,2-7,3 miliardi di dollari Usa) ancora in attesa della decisione finale d’investimento, ma già autorizzato sul piano regolatorio. Alle spalle ci sono Western LNG, il consorzio Rockies LNG e la Nisga’a Nation, la comunità indigena proprietaria dei terreni. Se entrerà davvero in funzione, avrà una capacità da 12 milioni di tonnellate annue di Gnl e diventerà il secondo maggiore terminale di esportazione canadese.













