A meno di due mesi dalla missione Artemis 2, la Nasa sta preparando una presenza permanente sulla Luna sfruttando la collaborazione con i grandi operatori privati dello spazio. Jeff Bezos, Elon Musk e gli altri space cowboys dell’industria aerospaziale non sono più semplici fornitori o partner tecnologici: le loro aziende stanno diventando parte strutturale del progetto con cui gli Stati Uniti vogliono trasformare la Luna in una base stabile per attività umane, industriali e logistiche.
L’agenzia spaziale ha assegnato contratti per quasi un miliardo di dollari a quattro aziende incaricate di realizzare le prime infrastrutture della futura base lunare. Il programma si chiama Moon Base, la prima missione parte nell'autunno 2026 e i primi astronauti arriveranno non prima del 2028. Non si tratta di annunci simbolici o programmi teorici, ma di commesse operative con budget definiti, scadenze precise e specifiche tecniche già approvate. I primi astronauti arriveranno sulla superficie lunare non prima del 2028.
Il primo nome è quello di Jeff Bezos. Blue Origin riceve 188 milioni di dollari per trasportare sulla Luna i rover, cioè veicoli robotici progettati per muoversi autonomamente sulla superficie lunare, utilizzando il proprio lander cargo Blue Moon Mark 1, un mezzo pensato per atterrare sulla Luna e consegnare materiali e attrezzature direttamente sul suolo lunare. Formalmente si tratta di un incarico logistico, ma il peso strategico è molto più ampio. Blue Origin ha già ottenuto dalla Nasa un contratto separato per sviluppare un lander destinato agli astronauti, vale a dire il modulo che dovrà portarli dall’orbita lunare fino alla superficie. Quel progetto compete direttamente con Starship HLS di SpaceX, la versione lunare della gigantesca navetta Starship sviluppata da Elon Musk per il programma Artemis. Bezos, quindi, presidia entrambi i livelli del programma: il trasporto delle attrezzature e, potenzialmente, quello degli esseri umani.












