Tutte le persone che arrivano da zone ad alto rischio e che hanno avuto contatti con soggetti positivi a Ebola vengono tracciate e messe sotto sorveglianza. Ci sono procedure e protocolli che hanno dimostrato di funzionare. Questo è un elemento di tranquillità, perché le misure in atto funzionano". Lo spiega all'ANSA Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità e professore emerito di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata, commentando l'arrivo in Italia della chirurga che ha operato in Congo un paziente poi rivelatosi infettato. La donna resterà in isolamento per 21 giorni ma, "se pure dovesse esserci un caso in Italia, difficilmente causerebbe un focolaio. Non siamo certo di fronte a un evento pandemico", spiega l'esperto, che mette in guardia dalla "trasmissione attraverso sperma e latte materno, che può avvenire anche diverse settimane dopo la guarigione". La seconda considerazione, prosegue Andreoni, è "che questa malattia diventa trasmissibile quando la persona presenta sintomi, in particolare attraverso il contatto con vomito e sangue. Questo rende più facile isolare i malati. Il fatto che l'indice di trasmissibilità sia compreso tra 1,3 e 1,9, mentre il Covid inizialmente era a 3 ed è arrivato a 16 con la variante Omicron, dimostra che Ebola è nettamente meno trasmissibile. Questo dice la letteratura scientifica e l'Oms, poi le eccezioni possono esserci". Con la guarigione si smette di essere infettivi, tranne due eccezioni. "Nello sperma il virus può essere presente per settimane, addirittura fino a 19 mesi dopo la fine dei sintomi Per questo - aggiunge Andreoni - i rapporti sessuali andrebbero protetti per un anno e mezzo. Più la malattia è stata grave, più il periodo può essere prolungato. Allo stesso modo, il latte materno può essere veicolo di trasmissione madre-figlio per diverse settimane dopo la guarigione". Quanto alla capacità di individuare il virus, abbiamo test validi ed efficaci. "La diagnosi si effettua in genere attraverso prelievi di sangue con PCR, un test che amplifica il materiale virale. Anche se Bundibugyo è un ceppo meno frequente di altri, è comunque è la terza volta che si presenta: è leggermente mutato ma non in modo significativo quindi genoma vitale è noto", precisa. Di terapie e vaccini al momento non ce ne sono, ma di anticorpi monoclonali ceppo-specifici ne abbiamo già alcuni per lo Zaire, che è più frequente. "Non funzionano per questo ceppo - conclude - ma sono tecnologie facilmente aggiornabili".
Andreoni, 'protocolli Ebola efficaci e in Italia il rischio di focolai è limitato' - Medicina - Ansa.it
"Tutte le persone che arrivano da zone ad alto rischio e che hanno avuto contatti con soggetti positivi a Ebola vengono tracciate e messe sotto sorveglianza. Ci sono procedure e protocolli che hanno dimostrato di funzionare. (ANSA)












