Nell’ambito dei progressi dell’Unione europea verso l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 15 dell’Agenda 2030 dell’Onu («Vita sulla terra»), finalizzato a proteggere gli ecosistemi e contrastare la perdita di biodiversità, l’Eurostat ha analizzato due parametri chiave: la presenza in Europa degli uccelli comuni e quella delle farfalle di prato. Ebbene, gli ultimi aggiornamenti dell’Eurostat non solo offrono un quadro dettagliato sulla situazione della biodiversità nell’Ue, ma evidenziano che sono non poche le difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di tutela degli ecosistemi terrestri (Sdg 15). Per monitorare lo stato di salute dell’ambiente, ci si può affidare principalmente a due indicatori biologici: l’andamento delle popolazioni di uccelli comuni e quello delle farfalle di prato. In entrambi i casi, i dati raccolti mostrano una tendenza al ribasso rispetto ai livelli dell’anno 2000. Nello specifico, l’indice delle farfalle (sono state monitorate 17 specie) ha registrato una flessione del 36,5%, mentre la presenza complessiva di uccelli comuni è diminuita del 15,1%.

Analizzando i dati più nel dettaglio, emerge una forte differenziazione in base all’habitat. Il calo più marcato interessa le specie aviarie tipiche delle aree agricole, che hanno subito una contrazione del 32,1%. Gli esperti associano questa dinamica alla modernizzazione delle pratiche agricole, all’impiego di prodotti fitosanitari e alla progressiva riduzione di elementi paesaggistici secondari, come siepi e piccoli specchi d’acqua, che offrono rifugio e nutrimento alla fauna. Al contrario, le specie forestali mostrano una parziale inversione di tendenza, con una graduale ma costante ripresa avviata a partire dal 2010.