Cinque anni dopo, la prima tennista giapponese a vincere un titolo Slam fa ancora parlare di sé. Che si tratti di orchestrare battaglie civili, sostenere campagne di genere o indossare outfit stravaganti che fanno impazzire i brand di modaCinque anni dopo, la prima tennista giapponese a vincere un titolo Slam fa ancora parlare di sé. Che si tratti di orchestrare battaglie civili, sostenere campagne di genere o indossare outfit stravaganti che fanno impazzire i brand di modaQuanto è lontano il 2021 per Naomi Osaka. Allora fu costretta a ritirarsi dal Roland Garros per problemi legati all’ansia e per prendersi cura della propria salute. "It’s O.K. to not be O.K", scrisse in un articolo. Parigi non capì e la multò. Poi arrivarono la maternità e la depressione post-parto, i quindici mesi di pausa e infine il ritorno graduale sui campi. Cinque anni dopo, la prima tennista giapponese a vincere un titolo Slam fa ancora parlare di sé. In campo, dove ogni tanto si riescono ancora a intravedere sprazzi della ragazza che prese a sportellate, a casa sua, Serena Williams, la più grande campionessa della storia del tennis femminile, ma soprattutto fuori. Dove Osaka si muove con estrema disinvoltura e riesce sovente a prendersi il centro della scena, che si tratti di orchestrare battaglie civili, sostenere campagne di genere o indossare outfit stravaganti che fanno impazzire i brand di moda. “Si dice che gli atleti siano un po’ come le persone dello show business. E sento che i tornei del Grande Slam sono l’unico momento in cui posso dare spettacolo”, ha detto l’altro giorno commentando la sua entrata sul Philippe-Chatrier con indosso un abito da sfilata dello stilista Kevin Germanier, prima di vincere il suo primo turno contro la tedesca Laura Siegemund. “È stato allo Us Open dello corso anno che ho iniziato ad interessarmi alla moda”, ha spiegato. A New York si fece notare per una ricercata acconciatura dei capelli, con una coda da cavallo che le scendeva lungo la schiena attorniata da rose rosse scintillanti di brillantini. Ma è lo scorso gennaio in Australia che ha superato ogni immaginazione, facendo il suo ingresso in campo con un ombrello, un cappello a tesa larga e una minigonna plissettata, il tutto accompagnato da un lungo velo bianco. Eppure, ridurre la giapponese a un’icona glamour sarebbe un madornale errore. Molto sensibile verso le questioni razziali, nel 2020 in segno di protesta contro il ferimento dell’afroamericano Jacob Blake da parte della polizia del Wisconsin annunciò che non avrebbe giocato la sua partita al torneo di Cincinnati. E agli Us Open seguenti, poi vinti, entrò in campo indossando una mascherina diversa per ogni turno con inciso sopra il nome di una vittima afroamericana. Nei giorni scorsi, prima dell’inizio del torneo, ha organizzato un "Black Party", con Coco Gauff, Gael Monfils, Taylor Townsend e altre persone del mondo dello sport. Ed è subito stata accusata di “exclusivity”, di non essere inclusiva. “Mi dispiace per le persone che non riescono a capire che non si tratta di esclusione - ha reagito - ma di una celebrazione dei progressi che abbiamo compiuto”. Adesso aspettiamo che ritorni protagonista anche dentro il campo.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Roland Garros, dalle mascherine per le vittime afroamericane ai "Black Party": Osaka torna a Parigi nel segno di (altre) battaglie civili
Cinque anni dopo, la prima tennista giapponese a vincere un titolo Slam fa ancora parlare di sé. Che si tratti di orchestrare battaglie civili, sostenere campag










