Negli ultimi anni l’accessibilità digitale è uscita progressivamente dalla dimensione della buona pratica per diventare un tema sempre più centrale nel modo in cui aziende, istituzioni e piattaforme progettano i propri servizi. Le nuove linee guida AgID, l’entrata in vigore dello European Accessibility Act e la crescente centralità dell’esperienza utente stanno trasformando l’accessibilità in una questione industriale, organizzativa e perfino culturale. «L’accessibilità ha smesso di essere un’attività correttiva ed è diventata un principio operativo», spiega Edoardo Arnello, EVP di AccessiWay. «La compliance ti dice cosa non puoi ignorare. La qualità ti dice cosa stai davvero costruendo».
In questa intervista Arnello racconta perché il mercato sta entrando in una nuova fase: meno “accessibility theatre”, più governance continua, processi strutturati e responsabilità diffuse dentro le aziende.
Per anni l’accessibilità digitale è stata percepita soprattutto come un tema tecnico o normativo. Oggi sembra diventata un requisito strutturale del mercato digitale. Qual è stato, secondo voi, il vero cambio di paradigma degli ultimi anni?
La normativa ci ha dato la scadenza. Quello che è cambiato in profondità è che l’accessibilità oggi compare in conversazioni in cui prima non entrava mai: procurement, brand, report al board, roadmap di prodotto. Un anno fa era un tema di compliance. Oggi il resto dell’organizzazione ha cominciato a fare le stesse domande. Il vero cambio è che l’accessibilità ha smesso di essere un’attività correttiva e è diventata un principio operativo, alla stregua di cybersecurity, performance e sostenibilità. La compliance ti dice cosa non puoi ignorare. La qualità ti dice cosa stai davvero costruendo.







