Tutto si può dire della Ferrari Luce, ma una cosa è certa: in un modo o nell’altro la Casa di Maranello ha colpito nel segno, facendo parlare tutto il mondo di un prodotto che già oggi è divisivo e controverso come pochi nella storia dell’industria delle quattro ruote.
Rimangono la delusione degli appassionati, i commenti caustici di personaggi di peso e, soprattutto, la reazione della Borsa. Ieri, 26 maggio, le azioni Ferrari hanno chiuso gli scambi a Piazza Affari in ribasso dell’8,37% a 284,05 euro. Si tratta della peggior seduta dal Capital Markets Day dello scorso ottobre. In entrambi i casi la colpa del crollo azionario è stata attribuita al tema dell’elettrico, ma in realtà c’è anche altro e non è di certo da legare alle parole di Luca Cordero di Montezemolo o di altri osservatori.
“Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina. Questa sicuramente è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno", ha affermato l'ex presidente a margine dell’assemblea annuale di Confindustria. Identico il commento di Flavio Briatore ("La Luce ha un grande vantaggio: i cinesi non ce la copiano”). Ancor più caustico il leader di Azione, Carlo Calenda (è “un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari").










