ROVIGO - In due avevano picchiato selvaggiamente una cinquantenne senza fissa dimora, che si era riparata alla stazione ferroviaria lo scorso luglio. Poi l’avevano trascinata dentro un edificio abbandonato nell’area ferroviaria e qui, prima uno, poi l’altro, l’avevano violentata. Nel giro di pochi giorni, però, entrambi erano stati individuati e arrestati dalla polizia. Ieri è arrivata la prima condanna per la vicenda che aveva visto come vittima la donna che nei mesi scorsi, in una vita segnata dalla sofferenza, è mancata per le patologie delle quali soffriva, anche se nell’ultimo periodo era stata ospitata da dei parenti a Porto Viro per quanto aveva attraversato e per l’aggravarsi delle sue condizioni. Otto anni di reclusione, infatti, sono stati inflitti a un ventenne egiziano, con giudizio immediato, che era accusato dello stupro, mentre un quarantenne marocchino egualmente imputato della violenza, resta in carcere e l’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare è stata messa in agenda per l’otto settembre. Per quest’ultimo, come per il primo condannato, l’imputazione è di lesioni personali aggravate e violenza sessuale aggravata.

LA SENTENZA Il ventenne originario dell’Egitto, con le iniziali del nome M. A. S. A. M., ha avuto una leggera riduzione di pena rispetto alla richiesta avanzata in udienza dal pubblico ministero di nove anni di carcere, uno in più della base prevista per questi reati, giustificata dalle aggravanti che gli erano state contestate, vale a dire di aver “profittato di circostanze di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”, spiega la Procura, e dall’aver commesso il fatto all’interno di una stazione ferroviaria, in un edificio fatiscente dello scalo di piazza della Riconoscenza. La difesa dell’imputato, invece, aveva chiesto l’assoluzione appellandosi alla formula dubitativa, mentre in seconda ipotesi aveva chiesto la condanna al minimo facendo leva sulle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti messe in campo dalla Procura. Ne è venuto che il tribunale, in sede collegiale, ha considerato che le aggravanti e le attenuanti finivano con il compensarsi e per questo ha stabilito la condanna del ventenne egiziano al minimo chiesto dal legale, aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare. Come detto, resta aperto il procedimento nei confronti dell’altro immigrato imputato, il quarantenne marocchino M. A. che al momento è sempre in carcere e per il quale è previsto il rito abbreviato richiesto dall’imputato stesso, con appunto l’udienza davanti al Gup l’otto settembre. LA VICENDA L’episodio che aveva lasciato sgomenta la città era accaduto la notte tra il 13 e 14 luglio scorsi, appunto nell’area della stazione. I due africani, in base a quanto ricostruito con base fondamentale le immagini della videosorveglianza, avevano prima picchiato brutalmente la donna ferendola alla testa, quindi trascinata in un edificio diroccato per lo stupro a turno da parte dei due stranieri. Il 40enne marocchino era stato subito individuato, il giorno dopo, riconoscendo anche i vestiti che indossava quella notte, mentre il giovane egiziano era stato rintracciato qualche giorno più tardi in Friuli, a San Giovanni al Natisone, dove era fuggito. La vittima, che aveva problemi psichici, ma soprattutto gravi patologie, aveva all’epoca rifiutato il sostegno e l’aiuto dei Servizi sociali, è poi spirata a febbraio. L’episodio aveva provocato sdegno in città e precedette di una settimana l’omicidio del tunisino Amine Gara in una rissa tra giovani stranieri per un regolamento di conti, tanto che venne istituita in città la zona rossa fino a al 31 gennaio scorso.