Il coworking gestito da Paolo Mandorlini ha radici profonde, nato molti anni fa dall'iniziativa di una ditta informatica e cresciuto costantemente nel tempo, evolvendosi per accogliere non solo professionisti interni, ma un'intera rete di collaboratori e partner, che danno vitalità a questo spazio condiviso in quel di Pontedera. Oggi la struttura dispone di una realtà variegata, come ricorda il direttore responsabile: «Abbiamo undici uffici e sei open space, due con ingresso indipendente, mentre ne abbiamo nove al piano superiore, dove vi sono tutti gli spazi necessari, tra cui due bagni condivisi». Nonostante le evoluzioni strutturali che ha richiesto il passare degli anni, l'elemento chiave è rimasto l'identità professionale del luogo, garantita da una selezione accurata. La varietà dei profili è ampia e include architetti, commercialisti, e fotografi. Un aspetto cruciale affrontato da Mandorlini è stato quello del sovradimensionamento iniziale e della filosofia che ha guidato la gestione: «La percezione è che all'inizio ci si trovava in una condizione di sottodimensionamento, ma in realtà poi si è trovata la chiave giusta, fornendo quindi un contesto che possa dare anche il là alla carriera professionale di molte persone. Questo tipo di ambiente può essere un'attrattiva per le nuove generazioni o per coloro che partono e non vogliono fare tutto da sole, per poi andare mano a mano a crescere sul piano lavorativo nei singoli settori di riferimento. All'inizio non è facile da percepire il servizio messo a disposizione, ma fondamentalmente è un’opportunità anche di lancio della propria attività, in cui al proprio interno si trovano altre professioni con cui si finisce a volte per collaborare». Il coworking si configura così non solo come uno spazio fisico, ma come un incubatore di relazioni personali e professionali.