«La fiducia tiene unite le comunità, sostiene il Paese e dà forza alle imprese e al lavoro. Ma da sola non basta, serve il coraggio». Confindustria sprona politica e istituzioni. Non solo di casa nostra. Perché - come ha spiegato il suo leader Emanuele Orsini tra gli applausi, i maggiori della giornata, dei suoi colleghi imprenditori - «i cittadini italiani capiscono le decisioni difficili, quando vengono prese con chiarezza e con responsabilità condivisa». Invece, «quello che non capiscono e che non meritano, è veder trasformata ogni decisione necessaria in un campo di battaglia elettorale».
L’agenda Ieri a Roma, durante la sua assemblea annuale, Confindustria ha presentato la sua agenda per superare lo stallo in cui è piombata l’economia mondiale (non solo italiana) dopo la guerra in Medio Oriente ed «evitare di perdere la nostra industria». Tra le proposte, risorse per lo sviluppo da recuperare a costo zero reindirizzando per esempio una quota del risparmio verso il mondo delle imprese; nucleare e sblocco delle autorizzazioni per nuove installazioni di rinnovabili; un patto del lavoro con governo e parti sociali per risolvere la questione salariale. Ma l’orizzonte temporale non è soltanto la prossima manovra. Queste parole Orsini le ha pronunciate davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alla premier Giorgia Meloni. Ma destinataria della richiesta di un nuovo approccio è soprattutto la Commissione europea e la sua «burocrazia lunare». Queste istanze non sembrano dispiacere a Meloni. La quale ha invitato Confindustria a lavorare assieme per «un cantiere per la riforma della burocrazia». E, soprattutto, ha accolto la richiesta delle imprese di inserire software e cloud negli ammortamenti della nuova Transizione 5.0. Secondo Orsini, «per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario. Oggi l’Italia e l’Europa devono essere davvero capaci di compiere scelte coraggiose perché il momento della verità è arrivato». Soprattutto Bruxelles che non ha saputo costruire barriere all’aggressività americana e cinese. «Come ci ha confermato il Commissario europeo Stephane Sejourne, dall’inizio del mandato di questa Commissione, l’Europa ha perso 250mila occupati nella manifattura che si traducono in un milione di occupati in meno nell’indotto».Tornando all’agenda, l’Europa, per esempio, deve bloccare «la speculazione degli Ets», avviare un vero piano di debito comune, creare un mercato unico di acquisto per l’energia e un altro comune per i capitali, salvaguardare le catene di approvvigionamento per l’industria tradizionale e per gli investimenti in IA. Su questo fronte - senza connessioni, infrastrutture digitali e cybersicurezza made in Europe - si cederà la nostra sovranità sui dati. Sul versante interno, anche per tamponare gli effetti di una pressione data da «575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile», si guarda a potenziare gli investimenti. Oltre alla leva dei contratti di sviluppo - ma con aliquote più basse per gli impegni sull’IA - Confindustria proporrà al governo di recuperare dal monte «delle tax expenditures 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo - fa sapere Orsini - alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola». Con Pir, dettassazioni e garanzie, si vogliono spingere a sostenere l’economia reale sia le casse di previdenza forti di risorse pari a 400 miliardi sia i risparmiatori. «Attraverso una vera mobilitazione dei capitali privati», si guarda a chi detiene gli oltre 1.500 miliardi fermi in depositi bancari a investire nelle aziende, con l’obiettivo di raccogliere 15 miliardi. Il convegno Confindustria entrerà nel merito di queste proposte con un apposito convegno, che si terrà il 17 giugno. Da notare nessun riferimento a sulla tassazione alle imprese o alle famiglie. Interessano molto di più le semplificazioni. Va esportata a livello nazionale l’autorizzazione unica fulcro della Zes Unica per il Sud, senza però ridurre le «condizioni di vantaggio per il Mezzogiorno». Non meno importanti sono la riforma degli incentivi e un tagliando alla legge 231 sulla responsabilità delle aziende. Capitolo energia. Confindustria saluta l’accelerazione imposta dal governo in Parlamento alla delega sul nucleare. E si dice pronta a ospitare nei propri stabilimenti i mini reattori. Sul breve e medio termine due le sfide: riportare a livello centrale tutte le competenze su questa materia e sbloccare le troppe pratiche autorizzative di impianti per le rinnovabili bloccati negli uffici regionali. «Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili - denuncia Orsini - che risultano ad oggi bloccati. Siamo a 85 gigawatt installati, ne servono ancora 50 da realizzare entro 4 anni. Un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Il problema deve essere risolto subito». Centrale, poi, il recupero del potere d’acquisto dei salari. Viale dell’Astronomia saluta gli sforzi del governo e delle stesse parti sociali sui «contratti buoni» e sui «salari giusti», superando tutte le incertezze nate sull’onda delle proposte del salario minimo. «Le basse retribuzioni - ammette Orsini - allontanano i giovani dall’Italia» e incidono negativamente su qualità della vita e denatalità. Adesso, il prossimo passo «è un patto della responsabilità» per dare un’altra spallata ai contratti pirata e arrivare a una legge sulla rappresentanza.










