Oltralpe, dopo più di un decennio di accesi dibattiti e verdetti contraddittori nei tribunali, torna sulla ribalta la questione del riconoscimento giuridico in patria dei figli nati all’estero attraverso la maternità surrogata, in quei Paesi dov’è legale.
Questa volta, sono gli stessi vertici del sistema giudiziario ad aver preso l’iniziativa, nel tentativo di dirimere la questione, in un Paese dove l’utero in affitto resta formalmente proibito.
Se così è, i riconoscimenti già accordati in passato, caso per caso, non corrispondono forse nei fatti a infrangere la legge, o comunque a ignorarla?
Il quesito è stato appena posto da Rémy Heitz, procuratore generale presso la Corte di Cassazione.
E quest’ultima si è riunita nel suo assetto più ampio e solenne per offrire una risposta capace di orientare in futuro la giurisprudenza.







