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Sul Los Angeles Times il giornalista Nabih Bulos ha ricostruito gli ultimi minuti di vita di Ahmad Turmus, un uomo libanese che ha ricevuto una cosiddetta «telefonata della morte», che è una chiamata fatta dai militari israeliani per avvertire una persona che sta per essere bombardata e uccisa da un drone israeliano.

Il caso risale a lunedì 16 febbraio e nei mesi successivi ce ne sono stati altri simili. Era stato raccontato il giorno seguente da un altro giornalista che è stato il primo a menzionare le telefonate della morte, il libanese Radwan Mortada, ma non era ancora stato ricostruito così nel dettaglio.

Turmus, 62 anni, viveva a Tallusah, un piccolo centro abitato sciita nel sud del Libano a circa quattro chilometri dalla linea di separazione con Israele, nell’area dove gli scontri e i bombardamenti tra militari israeliani e il gruppo armato Hezbollah sono più intensi e che è sorvolata di continuo dai droni israeliani.

Il 16 febbraio l’uomo aveva spento il telefono, lo aveva lasciato a casa ed era andato in un centro abitato vicino a parlare con gli abitanti. Poi era tornato indietro, lo aveva riacceso e aveva subito ricevuto una chiamata in arabo. Dall’altra parte qualcuno aveva detto di essere un ufficiale dell’intelligence militare israeliana e aveva chiesto: «Ahmad, vuoi morire con le persone che ti stanno intorno o da solo?».