La diocesi di Verona apre alle donne, ma non saranno preti né tantomeno diaconesse, tema sul quale sono scorsi fiumi d’inchiostro durante il pontificato di Papa Francesco. Prendendo spunto dall’esperienza latinoamericana, dove già questo accade grazie ad alcune norme già in vigore dal 1983 con l’attuale Codice di diritto canonico, la Diocesi di Verona guidata da monsignor Domenico Pompili ha deciso nell’ultima assemblea diocesana conclusasi il 16 maggio a Isola della Scala (Vr) che uomini e donne potranno essere guide pastorali nelle parrocchie. La novità non è tanto nel fatto che possano essere anche le donne, quanto il fatto che per la prima volta, come in Sudamerica, l’attività pastorale delle parrocchie (come appuntamenti di preghiera, per esempio, oppure opere di apostolato come l’assistenza agli anziani e così via) vengano affidati ad un laico (o una laica) o ad un gruppo di laici.

Due sono le proposizioni che l’Assemblea ha approvato e che verranno sviluppate in futuro: la prima è che secondo il motu proprio Spiritus Domini di Francesco, anno 2021, anche le donne possono fare sia i lettori che gli accoliti, cioè leggere le letture della Messa e distribuire la Comunione, cosa che nel 1972 Paolo VI aveva riservato solo a chi avesse il sacramento dell’Ordine e solo ai maschi. Direte voi: ma le donne oggi leggono e danno anche la Comunione: sì, ma si faceva per incarico temporaneo nel caso dei lettori; e quanto alla distribuzione della Comunione ci sono sempre stati i ministri straordinari dell’Eucarestia (anche donne) che hanno un mandato triennale.