Ucciderli continuerà ad essere illegale. O, se si preferisce, non si potrà cacciarli. E questa volta c’è mancato poco. Davvero poco. In sordina, in una delle ultime sedute delle commissioni Ambiente e Agricoltura, il centrodestra aveva dato il via libera agli abbattimenti degli stambecchi (per la cronaca, insieme a oche selvatiche e piccioni). Ma le proteste che si sono levate, specialmente dal mondo scientifico e accademico, devono aver risvegliato dalla furia ideologica Fratelli d’Italia e compagni (compagni, si fa per dire). E così il ministro Francesco Lollobrigida ha fatto sapere che no, è meglio tornare indietro: e allora alla prima occasione utile, la Capra ibex tornerà – giustamente – intoccabile.
È stata la proposta della leghista Mara Bizzotto, per la verità, ad aver introdotto lo stambecco tra le specie cacciabili. Proposta, ovviamente, passata in carrozza. Come anticipato, gli esperti hanno fatto sentire la propria voce: attualmente si stima la presenza di 15-16mila stambecchi sulle Alpi italiane (50mila sull’arco alpino nel suo complesso). Il problema, però, è che discendono tutti dal centinaio sopravvissuto alla caccia alla fine dell’Ottocento. Solo il desiderio della famiglia reale dei Savoia di praticare, in maniera esclusiva, l’attività venatoria in quell’area magnifica che prende il nome di Parco nazionale del Gran Paradiso ha permesso allo stambecco di riprodursi. Ed evitare la già segnata estinzione.






