Nelle ultime settimane, in Messico, le famiglie delle vittime di sparizioni forzate sono tornate a protestare per chiedere maggiori interventi del governo nella ricerca dei desaparecidos. Approfittando della visibilità internazionale che il Paese sta ricevendo in vista dei Mondiali di calcio che inizieranno il prossimo 11 giugno, familiari e buscadoras (gruppi di donne che si mobilitano per trovare figli e parenti scomparsi) stanno organizzando manifestazioni e iniziative per sollecitare il rafforzamento delle attività di ricerca e identificazione.

Nella capitale Città del Messico, comitati della società civile hanno ricoperto i manifesti pubblicitari dei Mondiali con le foto dei desaparecidos e le scritte “La pelota vuelve a casa, y nuestros hijos cuándo?” (Il pallone torna a casa. E i nostri figli quando torneranno?). Nello Stato di Jalisco, le buscadoras hanno denunciato che lo stadio di Akron, uno dei luoghi che ospiterà le partite, è circondato da fosse clandestine. Hanno tenuto incontri pubblici e stanno preparando “partite di calcio in memoria” in cui i partecipanti indosseranno magliette con i volti delle persone scomparse. Le famiglie non solo criticano la scarsità di risposte da parte delle autorità: denunciano l’assenza di programmi di prevenzione, la negligenza dei funzionari e la mancanza di indagini sul campo che le costringe a occuparsi delle ricerche in prima persona.