Nel giro di poco più di un mese mi è capitato di attraversare due Americhe diverse e complementari: Washington, capitale della politica globale, e Boston, uno dei più importanti ecosistemi mondiali dell’innovazione, della ricerca e del venture capital.
In entrambe ho trovato una costante: il rapporto tra Stati Uniti ed Europa è molto più vivo, profondo e operativo di quanto spesso emerga dal dibattito pubblico.
Lo scorso aprile, durante gli Spring Meetings di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale a Washington, il confronto con figure come Kristalina Georgieva, Ajay Banga e molti altri leader internazionali ha restituito la percezione di un mondo certamente attraversato da tensioni geopolitiche e competizione strategica, ma ancora fortemente interconnesso.
Accanto agli incontri istituzionali, ci sono stati momenti altrettanto significativi: il Wilson Center insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per parlare della partnership Italia-Usa; la Heritage Foundation, dove abbiamo discusso del ruolo dell’Italia, di Trieste, dell’Imec e dell’iniziativa dei Tre Mari; gli incontri al Middle East Institute e al Csis sulle crisi regionali e i nuovi equilibri internazionali; le conversazioni ai margini degli eventi organizzati da Bank of America e Brunswick.






