HomeSienaCronacaIl laboratorio della passione. Antica laboriosità in ContradaUna foto una storia Nello scatto di Augusto Mattioli un’immagine che è un paradigmaUna foto una storia Nello scatto di Augusto Mattioli un’immagine che è un paradigmaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciChi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa ed il suo cuore è un artista. Dunque, devo dedurre che i contradaioli non possono che appartenere a quest’ultima categoria. Nella foto di Augusto Mattioli del 1982 siamo nell’antro-laboratorio della Contrada dell’Istrice ma potevamo essere in un’altra qualsiasi. Il senso è identico, cambiano soltanto le mani. Queste sono di Marcello Cappannelli e di Sergio Cialfi. In autunno e in inverno sono loro fra gli assoluti protagonisti delle Contrade.
La città sembra immobile, eppure nelle Contrade si pensa sempre a una nuova vita, ad una rinascita. Con il loro lavoro, fanno la loro parte. Nulla della Siena dell’estate, leggiadra e crudele, ma in questi giorni c’è un diluire lento di quell’isolamento che non stempera le paure. I contradaioli non vanno mai in letargo, fermano l’orologio ma non le loro braccia, si lasciano fotografare all’opera nelle serate in Contrada: hanno il viso etrusco, una crudele sottigliezza delle labbra, la linea dura della fronte, il cupo sguardo. Taciturni, sospettosi, pieni d’ombra. Sembrano quelle figure dei vasi etruschi, l’Apollo di Veio, l’Apollo Etrusco. Insegnano ai giovani l’arte del recupero, del colore, della bellezza. I loro tempi li assomigliano. "Non s’è fatto per noi tutto questo - parlano compiaciuti di un nuovo lavoro - ma per i nostri figlioli!".












