Dieci anni fa ci lasciava, nel maggio del 2016, Luigi Mara. Vogliamo ricordarlo per lo straordinario contributo che ha dato alla lotta per la salute in fabbrica. Un tema che sentiva profondamente: suo padre era morto per un incidente sul lavoro alla Montecatini di Castellanza, lo stesso stabilimento dove lui stesso era entrato quattordicenne e dove, per un nuovo incidente, aveva perso le braccia. Via via si specializza e accultura fino a diventare ricercatore chimico nel Centro Ricerche Montecatini di Castellanza. Si laureerà più tardi in Biologia presso l’Università di Pavia.
SI ISCRIVE alla Cgil nei primi anni ’60 del secolo scorso, partecipa alle attività e alle lotte sindacali cogliendo presto le difficoltà dei lavoratori al momento del confronto con il padrone, soprattutto sui temi che mettono in gioco la loro integrità psicofisica: la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, ambiti che con le lotte ambientaliste degli anni ’70 si allargano alla salute delle popolazioni e alla salubrità degli ambienti all’esterno dei siti inquinanti e pericolosi.
Sono le lotte studentesche del ’68 e quelle operaie del ’69 a rimescolare le carte fra questi due mondi, facendo vacillare e aprendo varchi nei solidi muri di separazione gelosamente presidiati dal Capitale: i bisogni operai e popolari interpellano i saperi delle università, delle istituzioni sanitarie e degli altri luoghi di formazione; i tecnici sono chiamati a confrontare le loro certezze con la soggettività operaia, i danni prodotti dall’organizzazione capitalistica del lavoro alla salute, dei lavoratori e dei territori, a prendersene precocemente cura, a elaborare soluzioni di prevenzione primaria modificando i processi produttivi nocivi e insicuri. O chiedendone la fermata, laddove non sono modificabili.








