Phil Collins, batterista dalla tecnica straordinaria, che però riesce ad adattare al pop-rock con una fluidità sorprendente, diventa cantante del suo gruppo, i Genesis, quando il frontman Peter Gabriel se ne va nel 1975, e acquisisce una più stabile leadership quando il chitarrista Steve Hackett abbandona nel ’77. Da lì i Genesis, con …And Then There Were Three… e Duke (’80) si spostano progressivamente dal prog verso il pop. Face Value (’81) è l’esordio solista di Phil Collins, un album squisitamente pop dagli arrangiamenti tenui, delicati e perfetti, con liriche ora ottimistiche ora sofferenti, perlopiù riguardanti il suo primo divorzio, che spazia dalla ballata beatlesiana al r’n’b. A differenza di Todd Rundgren o XTC, Collins non cerca di esplorare gli aspetti artistici insiti nel pop, ma semplicemente conia una musica semplice e essenziale, che però sarà un po’ il canone del pop radiofonico degli anni Ottanta (la black music adattata al pubblico bianco, la power ballad, la compattezza del sound). Collins continua a usare questa formula con il più rabbioso Hello, I Must Be Going! (che contiene le novelty dell’hard rock sofisticato di Like China e il prog epico di Do You Know, Do You Care?), e poi con No Jacket Required (’85), più virato verso la soul-dance. Infine con …But Seriously, i cui temi si fanno più consapevoli e politici, ma che non riesce a eguagliare i tre precedenti in quanto a originalità e songwriting, nonostante la splendida Another Day In Paradise, ballata struggente che ha per argomento i senza tetto.
Phil Collins, fuga continua verso la perfezione | il manifesto
(Visioni) Phil Collins, batterista dalla tecnica straordinaria, che però riesce ad adattare al pop-rock con una fluidità sorprendente, diventa cantante del suo gruppo, i Genesis, quando il frontman Peter Gabriel se ne va nel 1975, e acquisisce una più stabile leadership quando il chitarrista Steve Hackett abbandona nel ’77. Da lì i Genesis, con ...And Then














