«Un conto sono le dichiarazioni e un conto sono i fatti», dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Se stesse parlando dell’atteggiamento del governo italiano verso i crimini israeliani non si potrebbe che essere d’accordo con lui e apprezzarne la tardiva ma quanto mai opportuna autocritica. E però le sue parole, pronunciate davanti ai cronisti a margine della Conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo andata in scena ieri a Roma, servono a escludere l’ipotesi di sanzionare l’intero governo di Israele. Perché quanto accaduto la settimana scorsa all’equipaggio della Flotilla è sì grave, ma il colpevole è uno e uno solo: «Il ministro della sicurezza Ben Gvir».
DEL RESTO, argomenta Tajani, i maltrattamenti agli attivisti sono stati compiuti «da persone che dipendono da lui» e «tutto è stato fatto su sua disposizione». È stato Ben Gvir a oltrepassare «la linea rossa della violenza compiuta nei confronti di persone che manifestavano e che non avevano compiuto alcun reato». Tutto giusto. Ma gli altri? «Sia Netanyahu sia il ministro degli esteri Sa’ar hanno condannato quello che ha fatto Ben Gvir. Quindi, per quella vicenda, lui è il responsabile. Per questo sanzioniamo lui».









