C'è chi giura di aver visto Francesco De Gregori ballare con una spettatrice sulle note di 'Buonanotte Fiorellino' in uno dei 20 concerti della residenza 'Nevergreen' all'Out Off del 2024. E non è una leggenda: "Sì è vero, poi abbiamo anche avuto una lunga storia" scherza il Principe, tornato nel teatro milanese per riprendere il suo "controcanto al gigantismo dell'industria musicale". Lo farà con concerti in posti piccoli come lo stesso Out Off, dove è stato girato il film "Francesco De Gregori. Nevergreen" di Stefano Pistolini, presentato a Venezia e in arrivo il 4 giugno in prima serata su Rai 3. E poi di nuovo in concerto con le sue canzone meno note in autunno, dal 25 novembre, dopo le date romane (dal 27 ottobre al Teatro Sala Umberto) e l'uscita - il 16 ottobre - del disco live di Nevergreen. "Quello che vado cercando è un rapporto intimo con gli spettatori, e questo - racconta il cantautore, di ottimo umore - si crea con una vicinanza fisica che mette la musica, il cantante, la band, alla portata degli spettatori". Ma c'è anche un altro motivo dietro la scelta di questi live intimi: "Questo tour è un controcanto alla corsa ai numeri, sold out è una parola che mi dà fastidio, c'è tanta gente che fa musica in Italia e non riesce a riempire un teatro, questa musica che viene dal basso va promossa e incoraggiata, io ho iniziato la mia carriera da un piccolissimo locale, se non ci fosse stato non sarei qui". E del suo percorso rivendica ogni virgola: "Credo nel mestiere che ho fatto per come l'ho fatto, in maniera poco allineata con le regole del mainstream: non vado volentieri in televisione, non sono mai andato a Sanremo, ma il mio mestiere mi consente una grande libertà di scelta che mi posso permettere". Come quella di non andare al festival: "Avevo sedici anni, già sapevo che volevo scrivere canzoni e cantarle, mi piacevano i cantautori. Si uccise Luigi Tenco. Quella sera - rivela - giurai a me stesso che non sarei mai andato a Sanremo, a nessuna condizione". Fare l'artista, per il Principe, significa anche non schierarsi: "Provo sempre un certo imbarazzo - ammette - quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali. C'è bisogno che Springsteen dica che è contro l'amministrazione Trump? Non credo, è un ruolo che non mi sento di condividere. Non faccio proclami, non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele e anche io ho le idee confuse". Nonostante nelle sue canzoni, come Generale, abbia sempre cantato la barbarie della guerra, la situazione di oggi non gli offre spunti artistici: "Saranno circa dieci anni - confessa - che non sento ribollire l'ispirazione, mi dispiace ma non ne faccio un dramma". Per quanto riguarda il mondo, invece, non lo dirà dal palco, ma "chiaramente vivo con dolore tutto quello che sta succedendo: non l'ho previsto quando ho scritto canzoni come Generale, perché non c'era bisogno di prevederlo, bastava guardarsi intorno. Quelle canzoni nascono allora e valgono purtroppo anche per adesso". Ma difficilmente il pubblico di Nevergreen le ascolterà, a meno che non siano 'perfette sconosciute', come spiega il titolo del tour: "Niente Donna cannone, niente Rimmel, niente Generale: il pubblico è avvertito e quindi - scherza - non potrà chiedere il rimborso". Fedele solo a se stesso, De Gregori a 75 anni guarda a un futuro diverso da quello dei suoi colleghi e dei loro tour di addio infiniti: "Nel mio mestiere si smette o perché ti sei stufato tu o perché il pubblico si è stufato di te. Quando succederà una di queste due cose - conclude - non mi vedrete più, ma non farò un annuncio prima, semplicemente sparirò".