Tre progetti e un solo Principe. Francesco De Gregori racconta il suo 2026, che prevede un docufilm, un album live e un ciclo di concerti a Roma (dal 27 ottobre) e a Milano (dal 25 novembre) dove tranne Buonanotte Fiorellino, che chiuderà ogni serata, non ci sarà nulla di quello che ci si aspetta. Una lunga chiacchierata che ha toccato più argomenti, alcuni sfiorati con delicatezza e altri colpiti con convinzione. Abbiamo parlato di guerre, di Bruce Springsteen, dell'enciclica di Leone XIV, del perché mai è andato né mai andrà a Sanremo, dei giovani artisti che non trovano spazio e del fatto che "se avessi vent'anni oggi Generale non passerebbe. Ma neanche Yesterday".

Francesco iniziamo con l’elenco degli assenti?

Niente Donna Cannone, niente Rimmel farò solo, e a chiudere, Buonanotte Fiorellino.

Il mio è un controcanto alla rincorsa ai grandi numeri: oggi si parla sempre di chi riempie studi e a me porta fastidio una parola come sold out, così come biopic: in Italia c’è tanta gente che fa musica davanti a 100, 150 persone, questa musica che viene dal basso e va incoraggiata. E’ chiaro che può dirlo uno della mia generazione che è partito da un piccolo locale, non fosse esistito non sarei qui. Un po’ di locali chiudono poi ci aggiungo che la gente non ci va perché non conosce l’artista, le radio non li passano e per altro le radio sono state poco generose anche con me.