Cappellino, t-shirt nera, scarpe bianche. Francesco De Gregori arriva al Teatro Out Off come ci arrivasse da sempre: senza cerimonie, con quella placida ostinazione di chi ha deciso una volta per tutte che il personaggio non lo riguarda. "Sono un uomo qualunque", dice, e lo dice con la stessa intonazione con cui potrebbe dire che piove. "Sono intimo dei negozianti". Il guaio è che quella semplicità ostentata, in lui, suona come un'affermazione di stile: perché De Gregori è uno di quei rari casi in cui la persona e l'artista coincidono così perfettamente da rendere impossibile distinguerli, e quella coincidenza, costruita in cinquant'anni di mestiere, è la cosa più difficile che esista.
Siamo al Teatro Out Off, periferia nord di Milano, duecento posti, camerini che non promettono nulla di lussuoso. È qui che tra il 29 ottobre e il 23 novembre del 2024 De Gregori ha tenuto una residenza di venti concerti, ed è da qui che nasce il docufilm "Francesco De Gregori. Nevergreen" diretto da Stefano Pistolini, che il 4 giugno arriverà in prima serata su Rai 3 dopo essere passato per la Mostra di Venezia. Il progetto prosegue: in autunno uscirà un album live, poi dal 27 ottobre un nuovo ciclo alla Sala Umberto di Roma (421 posti), e dal 25 novembre di nuovo qui, all'Out Off, con "Nevergreen (Perfette Sconosciute)". Duecento posti contro i diecimila di un palasport, contro i quindici milioni di Sanremo. "Sold out è una parola che mi dà fastidio", avverte subito. "Come vip". E non c'è nulla da aggiungere.












