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I retroscena giornalistici raccontano che poco dopo le tre del pomeriggio, a seggi chiusi e spoglio iniziato, Giorgia Meloni abbia mandato un messaggio al senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon, chiedendogli se fosse davvero possibile. Le proiezioni stanno confermando quello che già emergeva dagli exit poll: un vantaggio chiaro del candidato di centrodestra a Venezia, Simone Venturini. Talmente chiaro da evitare anche il ballottaggio. Speranzon rispondeva che sì, era davvero possibile. E Meloni “Miracolo mondiale”.

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A Venezia il centrosinistra pensava di vincere. Lo pensava perché sul centrodestra pesavano una serie di disastri: il sindaco uscente, Luigi Brugnaro, sotto inchiesta per il caso Palude, le polemiche tra Pietrangelo Buttafuoco e il ministro Giuli sul padiglione della Russia alla Biennale, la forzatura su Beatrice Venezi, poi scaricata, al teatro La Fenice. E poi i risultati alle ultime regionali, che avevano visto il Comune di Venezia votare a maggioranza per il candidato del centrosinistra. I risultati del referendum, con la netta vittoria del No anche a Venezia. E infine i sondaggi su queste comunali, che fino all’ultimo davano il candidato del centrosinistra, il senatore del Pd Andrea Martella, in vantaggio. Il centrodestra vince a Venezia Ma appunto, alla fine non è stato così. E il centrodestra può tirare un sospiro di sollievo. Il commento di Giorgia Meloni sui suoi profili social parla da sè: “E anche oggi il tanto annunciato crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”. La presidente del Consiglio però sa che quel domani potrebbe arrivare presto, con tutto ciò che sta succedendo: l’Europa ha tagliato le stime di crescita, l’Italia è fanalino di coda (ma prima per debito pubblico) e l’Istat certifica come sempre più persone nel nostro Paese rischino di finire in povertà. La crisi nel Golfo schiaccia famiglie e imprese e la prossima legge di bilancio sarà durissima: la maggioranza cammina su sabbie mobili e sa bene che ci vuole un attimo per sprofondare in questo clima. Del resto, non più tardi di una settimana fa lo stesso Matteo Salvini era possibilista sul voto anticipato a questo autunno. Aveva addirittura detto che tutto sarebbe dipeso dall’andamento dei conti pubblici. Ma ora sembra ritrattare, dicendosi convinto che si arriverà a fine legislatura. Il tema Vannacci Indipendentemente dalla data delle prossime elezioni, la destra (e la Lega in primis) deve guardarsi le spalle da un amico/nemico interno: il generale Vannacci. Che da questa tornata di amministrative si può portare a casa quel 14% ottenuto dal suo candidato a Vigevano, una fetta di consensi ben più ampia di quella registrata dalla lista della Lega. Certo, è stato un singolo caso: a Venezia il candidato vannacciano è rimasto sotto l’1%, in altre città lo schieramento del generale non era nemmeno presente. Ma ciò non toglie che la creatura politica del generale stia pesando negli equilibri in vista delle politiche del 2027 (almeno in teoria). Marina Berlusconi ha posto come condizione di lasciare fuori il generale da qualsiasi coalizione: per ora, appunto, non parliamo di numeri che rendono Vannacci necessario, ma tenerlo a distanza potrebbe diventare un problema. Perché costringerebbe l’attuale maggioranza a difendersi sia dall’opposizione di sinistra che da quella di estrema destra. La partita sulla legge elettorale Insomma, anche se questa tornata di amministrative ha annacquato la narrazione su un presunto nuovo vento politico, tutto in favore del cosiddetto campo largo che sembrava pronto ad andare al voto e fare il pieno di consensi, gli scenari futuri non sono affatto rosei. Per Meloni quindi è importante fare una cosa: accelerare sulla nuova legge elettorale. La presidente del Consiglio punta ad approvarla entro luglio, prima della fine dell’estate, e blindarsi così in un sistema che possa assicurare una maggioranza solida. Una cosa che però non convince proprio tutti all’interno della coalizione, perché per come è pensato lo Stabilicum ad assicurarsi la maggioranza bulgara sarebbe più che altro Fratelli d’Italia, se gli equilibri rimanessero invariati. Un grande tema di discussione all’interno della maggioranza sono le preferenze, su cui ha avuto qualcosa da dire anche lo stesso Vannacci. Il generale si è detto favorevole al premio di maggioranza e a una soglia di sbarramento fissata ovunque preferisca Meloni, ma vuole le preferenze. Ed è pronto a dare battaglia con gli emendamenti, anche se – così dice – sa bene che è complesso superare i giochi di palazzo. Sarà anche complesso andare oltre le bagarre di palazzo, di cui già oggi si è vista un’anteprima: in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove il nuovo testo della legge elettorale era all’ordine del giorno, sono scoppiati i litigi, con l’opposizione che ha provato ad opporsi in tutti i modi alla discussione. Chissà se Meloni questa volta ce la farà a chiudere la partita entro un paio di mesi, con questo clima torrido. Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi. Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!