E’ forte l’allarme che la Direzione distrettuale antimafia di Bari lancia sulla diffusione e l’incisività della mafia albanese in Europa, fenomeno che – per il coordinatore della Dda Giuseppe Gatti – “è in parte sottovalutato”. E che invece le indagini (ultima quella sull’omicidio del parrucchiere 26enne Francesco Diviesti di Barletta) dimostrano essere fenomeno pervasivo e pericoloso. Perché questa mafia si caratterizza come estremamente violenta e molto strutturata, basata su un solido familismo e sul rispetto di codici arcaici ma anche economicamente forte perché “ha assunto un ruolo principale nel narcotraffico internazionale, interagendo con organizzazioni mafiose più importanti”.
Francesco Diviesti ucciso e trovato bruciato in campagna: nei video le aggressioni prima del delitto
L’assassinio di Diviesti è maturato nell’ambito della vendita al dettaglio di stupefacenti, con un’iniziale discussione con il capoclan albanese Igli Kamberi a causa di un debito da 500 euro non pagato. Ma è stato ordinato dopo che il barlettano aveva mancato di rispetto all’albanese, mettendo in dubbio la sua parola. “Questo dimostra la pericolosità di questi sodalizi – ha spiegato il procuratore Roberto Rossi – che hanno un modello comportamentale ferreo, nel quale non c’è spazio per altri modi di agire e nel quale le azioni violente diventano dimostrative, per dare segnali alla comunità”.E’ la logica del kanun, ha proseguito Gatti, l’antico codice consuetudinario delle tribù albanesi, che oggi è la trama su cui si costruiscono le regole dei gruppi criminali.














