Il nuovo governo di Rob Jetten vuole passare dalle parole ai fatti: «Gli elettori chiedono soluzioni funzionanti, e non ci sono più ostacoli giuridici». Caccia ai Paesi "papabili": dall'Uganda alla Bosnia
In Italia Giorgia Meloni non ha ancora vinto la scommessa chiave del suo governo sul fronte della lotta all’immigrazione, quella che i centri di rimpatrio per migranti in Albania «funzioneranno». Ma in Europa quell’esperimento è già considerato un punto di riferimento, e ora un altro Paese del blocco è pronto a fare la prima mossa per replicarlo. Si tratta dell’Olanda, il cui nuovo governo guidato da Rob Jetten ha ora annunciato «iniziative concrete» sulla strada dell’esternalizzazione della gestione dei migranti. «In tutta Europa la gente chiede soluzioni credibili e funzionanti per riprendere il controllo sull’immigrazione», ha scritto in una lettera al Parlamento dell’Aja il vicepremier Bart van den Brink.
Le idee principali allo studio sembrano essere due, complementari tra loro. A valle, processare le domande di asilo al di fuori dell’Ue. A monte, istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi dove «parcheggiare» i migranti in attesa dell’effettivo rimpatrio nei Paesi d’origine. La logica di fondo è la stessa: evitare di dover gestire – a norma delle convenzioni internazionali – una mole di persone in attesa del perfezionamento dei relativi lunghi iter burocratici. Secondo i dati Ue, d’altra parte, oggi gli Stati membri riescono a effettuare non più del 28% dei rimpatri previsti. Ma trovare soluzioni «creative» resta più facile a dirsi che a farsi.






