Sette mesi per tornare in pista, dopo due anni e mezzo fermi ai pit-stop. Giorgia Meloni ha attivato il countdown, in attesa che l'Ue adotti il nuovo Patto per la migrazione e l'asilo che dovrebbe far ripartire - il condizionale è d'obbligo, anche se la premier sembra nutrire pochi dubbi - i due centri per migranti in Albania fortissimamente voluti dal governo ma fermi ai nastri dopo aver inanellato una lunga serie di false partenze. A giugno - il 12 la data cerchiata in agenda - entreranno in vigore le nuove regole del gioco, offrendo alla presidente del Consiglio un assist salvifico per uscire dal pantano in cui il centro di Shengjin e quello di Gjader sono ormai impaludati, ridotti a due carcasse vuote con gli agenti italiani a pattugliare il nulla o ben poco. I due centri «funzioneranno» e «ciascuno si assumerà le proprie responsabilità» sui ritardi, assicura la premier, nel mirino la magistratura "rea" di aver stroncato il progetto e al fianco il presidente albanese Edi Rama, che con lei ha siglato quel Memorandum che dopo due anni continua a far volare stracci. E che anche ieri, a Villa Pamphili dove si è tenuto il primo vertice intergovernativo Italia-Albania, è stato al centro delle rispostacce di Rama alla stampa italiana, un remake della conferenza del giugno dello scorso anno al porto di Shengijn, quando il primo ministro albanese aveva menato fendenti scudando Meloni dagli attacchi.
Meloni rilancia i centri in Albania: «Funzioneranno, l'Europa ci ha già dato ragione»
Sette mesi per tornare in pista, dopo due anni e mezzo fermi ai pit-stop. Giorgia Meloni ha attivato il countdown, in attesa che l'Ue adotti il nuovo Patto per la migrazione e l'asilo che...














