Quattro storie straordinarie raccontano come il gioiello possa racchiudere desiderio ed emancipazione, diventando icona di stile. Come le donne che lo indossano.

Barbara Hutton. Perle, principi e solitudine

Difficile vivere in equilibrio quando si è la bambina più ricca d’America. Così Barbara Hutton crebbe con quello spiccato senso di solitudine che, spesso, affligge le ereditiere da capogiro. In Women and their Jewels (Ed. Mitchell Beazley), David Lelait-Helo spiega infatti come Barbara fosse solita distribuire fra i suoi amici giocattoli (prima) e gioielli (poi) pur di vederli restare con lei. Perla rara di bellezza e ricchezza, la poor little rich girl d’America (“povera ragazza ricca”, soprannome attribuitole dalla stampa) alle perle si appassionò davvero: soprattutto quando il padre le acquistò da Cartier una collana che, si diceva, era appartenuta a Maria Antonietta.

Da quel momento le perle divennero la sua cifra: celebri quelle di giada che formarono il collier regalatole dal padre per il matrimonio con il principe georgiano Alexis Mdivani. Fu riacquistato da Cartier a un’asta Sotheby’s, al prezzo record di oltre 27 milioni di dollari. Al regale Mdivani seguirono altri sei mariti: dal principe Igor Troubetzkoy a Cary Grant, fino al mitico Porfirio Rubirosa. Ma ancor più prolifica fu la sua collezione di gioielli.