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Michela Proietti

La scrittrice milanese riceverà la più alta onorificenza attribuita dalla Regione Lombardia il 29 maggio: per lei il Premio Stile e Narrazione. Con lei tanti eccellenti milanesi come Gian Marco Moratti, Silvio Garattini, Nicoletta Manni, Gerry Scotti

Un riconoscimento di Milano e della Lombardia alla autrice più famosa. «Il Premio Rosa Camuna rappresenta un momento di grande valore istituzionale e simbolico - sottolinea il presidente della Regione Attilio Fontana - nel quale riconosciamo l'impegno e il talento di persone e realtà che, in diversi ambiti, contribuiscono ogni giorno a rendere grande la Lombardia». Così in occasione della festa della Lombardia in programma venerdì 29 maggio, Sveva Casati Modignani, pseudonimo di Bice Cairati, 87 anni, riceverà il premio intitolato allo Stile e alla Narrazione. Una giornata che vedrà premiate altre personalità milanesi come Gian Marco Moratti, Silvio Garattini, Nicoletta Manni e Gerry Scotti. L'attestazione arriva dopo 43 romanzi e 12 milioni di copie vendute: una vita spesa a raccontare storie, come ama definire la sua attività letteraria, quasi tutte scritte nella elegante villetta che apparteneva a sua nonna di inizio 900 a ridosso della città, in una traversa di viale Padova, in uno dei quartieri più multietnici della metropoli.La motivazione che ha spinto la commissione ad assegnare la Rosa Camuna alla scrittrice ha riconosciuto la sua capacità «di creare a ogni libro un best seller creando un legame indissolubile con la città». L'autrice, in libreria con il suo ultimo romanzo La domestica a Ore in cui affronta il tema della violenza di genere, ha conservato intatta la eleganza perbene e il modo di vivere e comportarsi tipico della operosa borghesia lombarda. «Ha saputo coniugare passato e presente, tradizione e nuove abitudini, creando trame dove profumi di un passato che va scomparendo si uniscono agli aspetti più moderni della società contemporanea. Storie di emancipazione femminile, di mutamenti sociali all’interno delle famiglie e delle relazioni e dei rapporti sentimentali diversi da quello tra uomo e donna. Ha sempre rivelato, anche in epoche passate, un’indole paritaria ed emancipata: attraverso le sue pagine è riuscita a raggiungere ed ispirare anche donne lontane dalla metropoli milanese, nascondendo in una trama sentimentale un’idea di emancipazione sociale e di genere» spiega la motivazione. Una inclinazione frutto in primis della sua esperienza personale, ragazza anticonformista capace di opporsi alla mentalità piccolo borghese della madre. «Vedendo che avevo fatto della scrittura un mestiere mi diceva, ma tu credi di lavorare? Questo non è un lavoro», ha raccontato al Corriere. «Andavo con la torcia in cantina a leggere: lei mi avrebbe voluto suora o in secondo ordine la magliaia: sarei stata in casa, mi avrebbero comperato la macchina per lavorare». Anche nella sua vita sentimentale ha percorso una strada distante rispetto alle convenzioni sociali della sua epoca, scegliendo di accompagnarsi a un uomo già sposato, che solo successivamente è diventato suo marito.