Si arrampica in Val di Susa sui percorsi arditi di una cava, si libera con agilità dalle trappole di un impegnativo sterrato nel bosco e perfino di un guado che manda sott’acqua le batterie. È la eVitara, un nuovo Suv compatto ma soprattutto la prima elettrica nella storia di Suzuki. Con il modello termico (che affianca in gamma senza sostituirlo) ha in comune solo il nome ed esalta – come tradizione impone – il Dna di vettura ideale anche per l’off-road. Non a caso l’anima fuoristradistica viene enfatizzata dai tecnici della casa di Hamamatsu, che nel 2025 ha venduto 3,3 milioni di vetture (3° produttore nipponico, superata Nissan) e vanta il 3° posto globale per profittabilità dopo Ferrari e Porsche. Nel mondo dell’elettrico puro è dunque arrivata anche Suzuki, che finora aveva puntato esclusivamente sull’ibrido facendone la propria formula vincente. La eVitara segna un punto di svolta strategico verso la sostenibilità, sebbene il suo ingresso sul mercato italiano resti prudenziale: previste un migliaio di unità l’anno. Un passo verso il futuro, non ancora una rivoluzione.

«Sperimentiamo soluzioni diverse – sottolinea il presidente di Suzuki Italia, Massimo Nalli – perché è chiaro che una parte della futura motorizzazione sarà elettrica, ma non trascuriamo le tecnologie oggi dominanti che i clienti ancora ci chiedono. In Europa la sfida è particolarmente difficile anche per l’incertezza delle norme, nel resto del mondo utilizziamo già soluzioni come la benzina sintetica, il bio-metano e l’idrogeno». Il nuovo Suv compatto mette in campo tecnologie raffinate. «La trazione 4x4 – ribadisce Nalli - è diventata elettrica Allgrip-e, ma con prestazioni sorprendenti che rendono onore alla nostra storia». Prodotta in India, eVitara è agile e compatta (4,27 metri di lunghezza per 1,80 di larghezza e 1,63 di altezza), molto confortevole.