PORDENONE - La droga veniva preparate con sofisticate tecniche di stagionatura e conservata in frigoriferi e borse termiche, poi suddivisa in panetti e venduta: era un vero e proprio laboratorio dello spaccio quello smantellato dalla polizia, con il sequestro di oltre 13 chili di hashish e marijuana e due giovani arrestati, di 24 e 25 anni.

Il blitz L'indagine, partita il 13 gennaio dopo l'arresto di due giovani trovati con 200 grammi di hashish, è stata condotta dalla Squadra mobile coordinata dalla Procura, che ipotizza che i due ragazzi avessero messo in piedi una vasta rete di spaccio. Mesi di pedinamenti, controlli e accertamenti hanno portato ai due ventenni, ritenuti i fornitori di numerose altre persone. I due sono stati osservati più volte insieme vicino a negozi e in aree isolate lungo il fiume Meduna. La polizia, con un blitz all'alba, ha perquisito le loro abitazione ad Azzano Decimo e Fiume Veneto, con il supporto dell'unità cinofila della polizia locale di Pordenone. A casa di uno sono state trovate alcune dosi di hashish nella camera da letto, nonché in garage e cantina dove c'era anche della marijuana, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione, una macchina per il sottovuoto e numerosi involucri utilizzati per preparare singole dosi e panetti di hashish. Sono state trovate confezioni recanti marchi e serigrafie riconducibili a brand di lusso e personaggi fantasy, utilizzati - secondo gli investigatori - per distinguere qualità e tipologia della sostanza sul mercato illecito. Nel garage dell'abitazione è stata inoltre sequestrata una carabina ad aria compressa completa di ottica di precisione, supporti e munizionamento. Ancor più ingente il quantitativo di droga trovato a casa dell'altro indagato, a Fiume: 13 chili di hashish e circa mezzo chilo di marijuana nascosti all'interno della camera da letto, in panetti da 100 e 50 grammi, ovuli sottovuoto e pacchi multipli da mezzo chilo e da un chilo, tutti caratterizzati da particolari marchi identificativi e confezioni accuratamente sigillate. Parte dello stupefacente era custodita all'interno di frigoriferi portatili collegati alla rete elettrica per il controllo costante della temperatura, mentre ulteriori borse termiche venivano utilizzate per il trasporto della droga.I dettagli Gli investigatori hanno inoltre sequestrato un dispositivo "roner", normalmente impiegato nella cucina a bassa temperatura ma, in questo caso, utilizzato - secondo quanto emerso dalle indagini - per il cosiddetto procedimento di "hash curing": una tecnica finalizzata alla "stagionatura" dell'hashish mediante immersione sottovuoto in acqua a temperatura controllata, capace di modificare consistenza, aroma e qualità. Il quadro emerso all'interno dell'abitazione ha evidenziato caratteristiche pienamente compatibili con un vero e proprio laboratorio clandestino per la lavorazione, il trattamento e la conservazione dello stupefacente, organizzato per alimentare una rete di spaccio stabile e continuativa.La clientela Le indagini hanno inoltre consentito di accertare modalità operative moderne e particolarmente elusive. Gli acquirenti arrestati nel gennaio scorso avevano infatti riferito di aver preso contatti tramite piattaforme online dedicate e applicazioni di messaggistica criptata come Telegram e Session. Entrambi avevano telefoni cellulari privi di sim e di applicazioni riconducibili alla gestione di criptovalute. Entrambi i ventenni sono stati trasferiti in carcere.