Genova - A che cosa serve una smartband, se già c’è lo smartwatch che può monitorare l’attività fisica, oltre a ricevere le notifiche dal telefono? Serve principalmente a fare quello che questa nuova Google Fitbit Air fa meglio di qualsiasi prodotto del genere provato nell’ultima decina d’anni: non dare fastidio, non fare sudare, non essere una scocciatura. Soprattutto di notte. Annunciata all’inizio di maggio (qui i dettagli), è stata in effetti pensata e progettata con questo scopo specifico: rilevare l’attività fisica e i parametri vitali di chi la indossa, essere confortevole e non distrarre. Tant’è che non ha nemmeno lo schermo, caratteristica che metteremmo decisamente fra i pregi. Abbiamo potuto provare la nuova Google Fitbit Air (e la nuova app Google Health) per un paio di settimane prima della messa in vendita in Italia e di seguito raccontiamo com’è andato il test, che cosa ci è piaciuto e che cosa non ci è piaciuto. XIX Tech: le ultime notizie dal mondo della tecnologia

La Google Fitbit Air allacciata al polso

Google Fitbit Air, le caratteristiche tecniche La Fitbit Air non ha il display ma non è certo da sottovalutare dal punto di vista tecnologico, considerata la quantità di sensori che comprende, tutti racchiusi in una sorta di sottile sassolino che si nasconde all’interno del bracciale: quello base, compreso nella confezione, è di materiale riciclato e si regola e allaccia con il velcro, ma ce ne sono altri di diversi materiali e diversi colori. Per il dispositivo, Google promette un’autonomia “fino a 7 giorni”, che ci sembra un valore realistico con la nostra esperienza d’uso: apprezzabile la ricarica rapida, che dovrebbe garantire “un giorno di autonomia in 5 minuti”; meno apprezzabile il fatto che il connettore sia diverso da quello del Pixel Watch 4 (la prova), cosa che costringe ad avere l’ennesimo filo di ricarica in giro per casa. La Fitbit Air è dotata di cardiofrequenzimetro ottico, accelerometro e giroscopio, sensori per la saturazione di ossigeno nel sangue e di temperatura, in grado di rilevare anche la variazione di quella cutanea, e lavora insieme con la nuova app Google Health, che prende il posto della precedente app Fitbit e si integra con Gemini, la più nota fra le intelligenze artificiali di Google, per elaborare i dati misurati e presentarli all’utente sia attraverso grafici e tabelle sia in modo testuale, come se si stesse conversando con il proprio allenatore personale. Funziona tutto molto bene, ed è un’altra delle cose che ci sono piaciute parecchio.