Massimo Lovati non arretra di un millimetro. Anzi, rilancia. Nel giorno in cui il Tribunale di Milano lo rinvia a giudizio per diffamazione nei confronti dello studio Giarda, l’ex avvocato di Andrea Sempio torna a evocare quella che definisce una “macchinazione” costruita attorno alla prima inchiesta sul suo ex assistito. “Quando uno pensa non dobbiamo fare il processo ai pensieri, perché altrimenti siamo tutti colpevoli: quante volte abbiamo pensato male del capo del governo, della polizia o dei carabinieri o del centravanti della Juventus o del Milan. Quando uno dice l’arbitro è corrotto pensa che l’arbitro sia corrotto? Sono pensieri. … Ognuno pensa quello che vuole, altrimenti andiamo tutti in galera. Più avanti – ha detto ancora Lovati a proposito del processo a suo carico per diffamazione – svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2017. Alla fine del processo, poi, vedremo se c’è stata”, promette ai cronisti lasciando il Palazzo di giustizia, dopo che la giudice ha respinto ogni richiesta della difesa e fissato al 14 settembre l’inizio del processo.
Al centro dell’accusa ci sono le dichiarazioni pronunciate il 13 marzo 2025, quando Lovati attribuì allo studio che difese Alberto Stasi la regia di una presunta operazione investigativa costruita contro Sempio. Frasi che gli avvocati Fabio ed Enrico Giarda – figli del professor Angelo Giarda, storico legale di Stasi morto nel 2021 – considerano gravemente lesive della propria reputazione professionale e personale. Costituitisi parte civile, hanno chiesto un risarcimento complessivo di 116mila euro per danni morali e d’immagine.












