Colore che cola, vernice acculumata, schizzi: i quadri di Pollock sono un caos che non smette di affascinare. Nicolas Ballario ha spiegato a Fanpage.it perché.
Number 7A venduto da Christie’s per 181 milioni
Ben 181,2 milioni di dollari: è quanto pagato da un anonimo acquirente per entrare in possesso di Number 7A, una grande tela lunga oltre tre metri firmata da Jackson Pollock (1912-1956). L'asta si è svolta lunedì da Christie’s a New York: è stato addirittura triplicato il precedente record dell’artista e questa è così diventata la quarta opera più costosa in questo genere di vendite. Al primo posto svetta inarrivabile Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci (450 milioni). Seguono: Il ritratto di Elisabeth Lederer di Gustav Klimt (236 milioni), Shot Sage Blue Marilyn di Andy Warhol (195 milioni). Pochi giorni prima, un quadro di Rothko è stato battuto all'asta da Sotheby's per "solo" 85,8 milioni di dollari.
L'opera di Pollock è caratterizzata da colature nere di vernice con tocchi di rosso. Rappresenta uno dei primissimi esempi di quadro astratto nella storia dell’arte. L'artista era un sostenitore della spontaneità del gesto creativo. Andando oltre le barriere della tecnica tradizionale col cavalletto, voleva sviluppare un'esperienza diversa, che potesse meglio coniugare espressione esteriore ed interiore. Il suo modo di lavorare lo ha reso una delle figure più importanti dell'arte del XX secolo, celebrato appunto per il drip painting e l‘action painting. Lavorava di colature, schizzi di colore, accumuli di vernice, poggiando la tela direttamente sul pavimento. Era il suo modo di entrare il contatto con essa in modo più intimo e diretto, lasciandole prendere vita propria. E benché sembri elementare riprodurre quel caos su una tela, come molti pensano, la verità è ben più complessa. Nicolas Ballario ha spiegato a Fanpage.it che opere queste queste, viste di persona, sono una vera e propria esperienza mistica.












