ROMA - Il vento è cambiato, anzi no. Se la debacle della maggioranza al referendum sulla giustizia aveva fatto gridare al "ribaltone", non è la fotografia che queste elezioni restituiscono a raccontare di nuove raffiche e folate. La tornata elettorale di primavera, con oltre sei milioni di italiani chiamati alle urne per scegliere sindaci e consiglieri, non regala grosse sorprese. Sarà che l'unica realmente attesa, nonché la sola ad avere una valenza politica sul big match del prossimo anno, era Venezia (unico capoluogo di regione al voto), ed è finita com'è finita. Ovvero con la conferma del centrodestra, che l'ha spuntata al primo turno con Simone Venturini: ha dato due giri di pista al favoritissimo della vigilia, Andrea Martella. E a sera non c'è solo Venezia nel borsino del centrodestra. Altro tiro messo a segno al primo turno è Reggio Calabria, strappata agli avversari con l'azzurro Francesco Cannizzaro che sfiora il 70% dei voti lasciando sul tappeto il vicesindaco dem Domenico Battaglia. Fdi, Fi, Lega e compagnia sono avanti anche ad Arezzo, Lecco e a Macerata, anche se perdono Prato e Pistoia, cedendole al centrosinistra.
Risultati che servono comunque a Giorgia Meloni l'assist giusto per togliersi un sassolino dalla scarpa, dopo i tanti rospi mandati giù per il referendum sulle riforma delle toghe: «E anche oggi - scrive ironica su X la premier - il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani». Anche Ceglie Messapica, luogo del cuore della presidente del Consiglio, riconferma il centrodestra alla guida, con buona pace di Rocco Casalino, candidato consigliere che esalta comunque il risultato del M5S, all'esordio nel comune di 18mila anime ma lista più votata a sinistra. 'O SCERIFFO E veniamo all'altra metà campo. Il fronte progressista potrebbe vantare l'en plein di voti a Salerno, ma in fondo in fondo non può nemmeno quello. Perché a fare il pienone di schede è o sceriffo Vincenzino De Luca, al quinto mandato da primo cittadino dopo due giri di giostra in Regione. Un carosello dal quale non sarebbe mai voluto scendere, tanto da intestarsi una battaglia sul terzo mandato che aveva visto remare contro Elly Schlein e tre quarti del Pd. Nel curricula del "vice re" di Salerno vanno inoltre annoverati i continui affondi al vetriolo contro il M5S. Insomma, non proprio quello che si definirebbe uno yes man.Piuttosto una spina nel fianco, a volerla toccar piano. Ma per il centrosinistra non ci sono solo spine. A Mantova la spunta al primo turno Andrea Murati, mentre Andria riconferma Giovanna Bruno. A Chieti è avanti, come da attese, Giovanni Legnini, un curriculum con ruoli di peso nei governi Letta e Renzi, nonché la nomina a commissario alla ricostruzione delle aree del Centro Italia sbriciolate dal terremoto del 2016. Il centrosinistra è avanti anche ad Agrigento: se Michele Sodano dovesse spuntarla al ballottaggio, strapperà la città sicula al centrodestra. Mentre Messina, "feudo" di Cateno De Luca, conferma il sindaco uscente di Sud chiama Nord, Federico Basile. IL BICCHIERE PD Schlein vede comunque il bicchiere mezzo pieno: i risultati messi a segno, per la leader dem, confermano «che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche». Mentre Giuseppe Conte sceglie la linea del silenzio e lascia che a commentare i dati sia Paola Taverna, vecchia gloria della storia grillina, che legge i «risultati in chiaroscuro». Vale a dire luci e ombre, con il grande bug dell'astensione che avanza. Perché in parecchi tra domenica e lunedì hanno preferito disertare le urne, con un'affluenza in caduta libera: la percentuale ferma al 60,1% contro il 64,91 dell'ultima tornata. Un dato che dovrebbe far scattare l'allarme, l'ennesimo, sulla salute della nostra democrazia.Ma torniamo ai dati di chi in cabina elettorale ha scelto di entrare. E se per il centrosinistra non ci sono solo spine, è altrettanto vero che per il centrodestra non sono tutti boccioli di rosa. Preoccupa l'exploit di Roberto Vannacci che a Vigevano, l'unico comune dove ha schierato il suo Futuro nazionale, porta a casa un risultato a due cifre, che potrebbe rivelarsi decisivo al secondo round. A guardare alle politiche del prossimo anno, un bel campanello d'allarme per Meloni e alleati. Tanto più con una legge elettorale che, se la riforma voluta dalla premier andrà in porto, rischia di consegnare le chiavi di Palazzo Chigi per un pugno di voti. Salvini millanta sicurezza: «Avanza il centrodestra, la Lega conferma e conquista sindaci in tutta Italia», esulta ringraziando gli elettori per la fiducia. Ma il risultato messo a segno dal "generale" rimbalza tra i parlamentari del Carroccio e dei partiti alleati. Se si trasformerà in un ostacolo per lo Stabilicum Melonellum per i detrattori lo scopriremo già nelle prossime ore.











