Le rottamazioni fiscali sono in Italia da oltre un decennio un argomento di sicuro successo, in Parlamento quando si parla di tasse e nei consigli comunali se c’è l’opzione di applicare la sanatoria anche a Imu, Tari, multe e così via.
Quest’anno, per la prima volta, le possibilità sono addirittura due: contemporanee ma non coordinate fra loro, figlie come sono di un’evoluzione normativa che si è sviluppata a strappi, e ha dovuto cercare compromessi continui fra le ambizioni di tendere la mano al maggior numero di contribuenti possibile e l’esigenza di non spostare di un millimetro saldi di finanza pubblica già in tensione.
Un quadro del genere promette quindi di moltiplicare le discussioni; e le incognite dei contribuenti che, per esempio, non sono tenuti a sapere a chi sia stato affidato il loro debito, variabile decisiva come vedremo fra poco.
La macchina in ogni caso è partita, e vede già delinearsi un panorama in cui circa il 50% delle città ha deciso di aprire le porte a una rottamazione, o sta per farlo.
La passione per la sanatoria appare un po’ più intensa al Sud, dove mediamente la montagna delle entrate non riscosse è del resto molto più alta.









