Bari. Una testimonianza dalle tonalità kafkiane: Nichi Vendola, leader di Sinistra italiana, già presidente della Puglia dal 2005 al 2015, racconta al Foglio emozioni e riflessioni politiche dopo che la Corte d’Assise del Tribunale di Potenza ha messo fine – con la prescrizione dei reati – a un incubo giudiziario che andava avanti da più lustri. La prima sensazione quando è arrivata la notizia? “Ho provato sentimenti tumultuosi e contrastanti: di rabbia, di gioia, di dolore. Tredici anni prigioniero di un’accusa infamante quanto grottesca, esposto al linciaggio di chi non ha la più pallida idea di cosa significhi confrontarsi con il ciclope europeo dell’acciaio: una fabbrica che inghiotte la città, che dispensa favori e denari a politici e giornalisti, in cui non vi era mai stato un monitoraggio vero dei 200 camini, con una Agenzia per la protezione ambientale che era una scatola vuota. Una vera beffa per me che avevo rotto il silenzio, che per primo avevo parlato di diossine, che avevo raccolto in un libro le lettere e i disegni dei bimbi che raccontavano la fatica del convivere con quella specie di mostro. Per me che, pur non avendone la competenza (che appartiene in via esclusiva allo stato) ho imposto la più stringente normativa antidiossina esistente in Italia”.Quanto ha influito questa vicenda nel suo percorso personale e politico? ”È già tanto che non ne sia morto. Essere spellati vivi non è una bella sensazione: il comunista complice del padrone, l’ambientalista che protegge gli inquinatori. E tutto questo gratis, senza prendere mai un euro, senza aver mai chiesto un favore o fatto una raccomandazione. Il mio è stato un crimine senza movente e senza beneficio. Ma ero il perfetto capro espiatorio per i tanti eroi di cartapesta che lucrano sulle ferite di Taranto. E oggi questi eroi perché non chiedono conto delle ragioni per cui una Corte incompatibile abbia trattenuto a sé il processo, durato 8 anni e poi annullato?”. Il dolore maggiore in questi anni? “Aver visto la giustizia ridotta ad un simulacro penoso, a un teatro concepito per la piazza e non per la ricerca della verità. Aver subìto un’accusa il cui fondamento è un falso, un falso documentalmente accertato (la delibera, inesistente, con cui mettevo a bando il posto del direttore dell’Arpa). Aver subìto una condanna per una mostruosità giuridica come la concussione implicita, dove l’aggettivo “implicita” significa che non c’è prova del reato. Mi fermo qui, ci sarà tempo e modo di raccontare pezzo per pezzo questa vicenda kafkiana”. Il processo è stato accompagnato dalle invettive dei rivali politici, ma anche da tanta solidarietà. “Mi è stata vicina tanta gente di Taranto, innanzitutto: ed è la cosa che più mi ha confortato e commosso”. Dall’altra parte politica? “La solidarietà non è mancata, a nessun livello, da tutte le parti politiche. In particolare Rocco Palese, capo dell’opposizione di centrodestra negli anni in cui ho governato la Puglia, ha testimoniato pubblicamente, con parole di verità, l’impegno mio e della mia giunta sul fronte delle politiche ambientali, proprio a partire da Ilva”. La prescrizione ha fatto “insolentire” i media giustizialisti. Cosa replica? “Quando si tratta dei loro processi, i direttori dei media giustizialisti non rinunciano alla prescrizione! Ma sono prescritti ‘a loro insaputa’, poverini”. Al di là delle polemiche sull’Ilva la sua stagione di governo in Puglia resta un modello di sinistra che affronta i grandi temi del Sud… “Si possono valutare i difetti o le criticità della mia stagione di governo. Ma non si può dire che io non abbia affrontato di petto tutti i dossier caldi della regione, mettendo in campo scelte che hanno fatto decollare la Puglia, da territorio marginale e sconosciuto a brand di qualità e laboratorio di innovazione conosciuto in tutto il mondo”.L’acciaio resta una vertenza aperta anche nella stagione Emiliano-Decaro. “Aperta – puntualizza il politico di Terlizzi – in un’epoca in cui non si vede più uno straccio di dibattito competente su cosa sia o cosa dovrebbe essere, in questo contesto internazionale, una politica industriale innovativa e orientata alla sostenibilità ambientale. La politica è diventata un chiassoso talk show e il governo gira a vuoto sul baratro della crisi economica e dei rischi di deindustrializzazione del paese”. Dopo la fine del travaglio giudiziario, c’è spazio per il futuro tra un nuovo libro e le politiche? “Ho appena finito di scrivere per l’editore Laterza un saggio che uscirà a ottobre. Cosa farò da grande ancora non so, voglio continuare a studiare, a scrivere e a viaggiare. Poi sono presidente di Sinistra italiana, sempre a disposizione della mia comunità”.
Vendola: “La prescrizione? Provo gioia e rabbia. Mi hanno spellato vivo”
L’ex presidente della Puglia, prescritto nell’inchiesta Ilva: “La mia una vicenda kafkiana. Il Futuro? A disposizione della comunità”










