BOLZANO. È iniziato un po’ tutto con Francesco, il Papa del nuovo mondo, che diceva: “Internet? È un dono di Dio”. Lo stesso pontefice anni dopo ci comunicava un altro sguardo: è un potere capace di distorcere la percezione della realtà. Cosa era accaduto nel mentre? Che il web si è collocato per un lunghissimo periodo in quel territorio mobile della tecnologia ai confini del possibile come il più potente strumento di progresso per l’umanità dai tempi dell’invenzione della stampa. “Doveva servire ad abbattere muri e a mettere insieme quella “tech democracy” capace di dischiudere le porte della partecipazione al cambiamento a parte di miliardi di esseri umani fino ad allora esclusi” dice Riccardo Luna. Una terra promessa. Ma vasta come il mondo. Lo scarto è avvenuto non immediatamente ma per progressivi aggiustamenti dello strumento. “Poi, la digital economy ha dato fiato ad un eccesso di narcisismo, dove la partecipazione si era trasformata nell’irruzione di fake news - aggiunge lo studioso - alimentate da algoritmi che spingevano ogni cosa capace di moltiplicare il traffico”. Non il buono e il verificato o verificabile, ma il moltiplicabile. Accresciuto da un carburante micidiale: la paura. Del cambiamento, dell’immigrazione, del crimine, della cultura stessa, vista come veicolo di riflessione. E magari di troppo lento assorbimento della verità.