Per Mosca è il momento dell’escalation su Kiev. Il ministero degli Esteri ha pubblicato una dichiarazione nella quale invita i cittadini stranieri, incluso il personale delle ambasciate, «a lasciare la capitale ucraina il più presto possibile, e i residenti a non avvicinarsi agli obiettivi dell’infrastruttura militare e amministrativa». D’ora in poi, si legge nello stesso testo, inizieranno attacchi sistematici «contro i centri decisionali e i posti di comando» a Kiev». In una telefonata tra il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, il primo ha invitato la controparte a evacuare l’ambasciata di Washington a Kiev e l’ha «informato sui prossimi attacchi». La motivazione ufficiale è la rappresaglia per l’attacco ucraino di venerdì scorso a un dormitorio studentesco nel Lugansk occupato.
«NON ABBIAMO assistito ad alcuna azione che possa essere interpretata come una condanna di questo barbaro attacco terroristico contro dei giovani» ha dichiarato ieri il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Secondo i servizi d’emergenza, nel raid ucraino contro l’edificio didattico e il dormitorio del collegio dell’Università statale di pedagogia di Starobelsk sono morte almeno 12 persone e diverse decine sono rimaste ferite. «Quest’attacco sanguinario – conclude il ministero degli Esteri – è la goccia che ha fatto traboccare il vaso».










