Una settimana fa la Procura di Rimini ha chiesto l’ergastolo per Louis Dassilva, il 35enne di origini senegalesi unico indagato per la morte di Pierina Paganelli, uccisa a coltellate la sera del 3 ottobre 2023 nell’area garage del suo condominio di via del Ciclamino a Rimini. Oggi i legali dell’uomo, che viveva nello stesso stabile, aveva una relazione con la nuora di Paganelli Manuela Bianchi ed è in carcere dal luglio 2024, nella loro arringa hanno puntato il dito contro le tesi della Procura.

Per l’avvocato Andrea Guidi la ricostruzione dell’accusa basata su otto elementi indiziari è “del tutto inconsistente”, perché “poggia tutta sulle dichiarazioni di Manuela Bianchi”, che avrebbe una “attitudine alla menzogna”. Va quindi innanzitutto valutata la credibilità della nuora di Paganelli. “Perché si giunge dopo 17 mesi a dare una versione diversa rispetto a quella che era stata data?”. “Voleva dire di aver visto Dassilva quella mattina nel garage per salvare se stessa”, ha detto in aula il legale.

"Non c’è Dna di Dassilva sui reperti”

Il collega della difesa Riario Fabbri ha cercato invece di smontare l’alibi di Manuela e suo fratello Loris. La sera dell’omicidio la donna era in casa col fratello Loris e la figlia. La ragazzina “era distratta dai social”, ha detto il legale, e Loris avrebbe avuto il tempo di scendere in garage e uccidere. Guidi, prendendo di nuovo la parola, ha citato la sentenza della corte d’appello per Alberto Stasi nell’omicidio di Chiara Poggi che confermava l’assoluzione. “Quella sentenza dobbiamo rileggerla qua perché vi sono piste alternative che non sono state indagate e tra queste c’è la macchia di possibile materiale ematico nel box auto di Manuela Bianchi. E ha poi ricordato: “Loris Bianchi nutriva del rancore nei confronti di Pierina, non dimentichiamo la frase ‘giustizia è stata fatta’”. Nell’ultima parte dell’arringa l'avvocato Riario Fabbri ha ribadito l'assenza di prova del Dna. "Non c'è Dassilva sui reperti che non sono stati distrutti dalla muffa, ma c'è un Dna maschio. Non si tratta quindi di una prova neutra". Niente Dna, niente arma del delitto: "Non abbiamo nessun elemento per collocare Dassilva fuori casa la sera del delitto". "Di prove non ce ne sono, ma vi sono cinque piste alternative, per cui la difesa chiede l'assoluzione dell'imputato", la conclusione. Sono fissate per il 9 giugno le repliche e la sentenza.