Giuseppe Kalowski

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L’abbordaggio della Global Sumud Flotilla al largo delle coste di Cipro da parte della Marina militare israeliana ha suscitato, come sempre in modo pretestuoso, un vespaio di polemiche da parte dei benpensanti progressisti occidentali sulla liceità dell’operazione dell’Idf per impedire alle imbarcazioni di violare il blocco navale israeliano davanti a Gaza. Ma sono, come avrebbe detto Totò, quisquilie e pinzillacchere rispetto a ciò che è accaduto dopo lo show mediatico messo in scena dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir.

I membri della Flotilla ammanettati

Le immagini dei partecipanti alla Flotilla inginocchiati e ammanettati hanno alimentato una violenta campagna contro lo Stato di Israele. Dopo il 7 ottobre 2023, sembrava impossibile vedere accuse e distorsioni ancora più dure contro il cosiddetto “regime sionista”. Evidentemente, al peggio non c’è mai fine. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è stato tra i primi a reagire duramente, chiedendo la liberazione dei partecipanti italiani e convocando l’ambasciatore israeliano alla Farnesina. Ha inoltre sollecitato Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a valutare sanzioni contro Ben-Gvir. Ciò che stupisce non è la condanna dell’episodio, certamente deplorevole, ma la rapidità della reazione politica, nonostante le prese di posizione di Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Sembra ormai una gara, nella politica italiana, a chi condanna più rapidamente Israele senza se e senza ma, anche per ragioni di consenso interno, mentre il centrodestra appare in difficoltà dopo la recente sconfitta referendaria.