C’era una volta, nemmeno troppo tempo fa, anche se, almeno a quelle latitudini, sembra un’era geologica fa, un gruppo di appassionati del gioco del calcio e della squadra cittadina che attorno a un tavolo di una birreria ai margini del centro storico si esibivano in discorsi ottimistici anche quando tutto sembrava essere perduto. Anche nei giorni successivi al 23 luglio del 2016 quando il tribunale di Como accolse l'istanza di fallimento formalizzata dalla procura contro il Calcio Como, ponendolo in amministrazione controllata. Quel gruppo di appassionati del gioco del calcio e del Como dissero allora che tutto si sarebbe risolto per il meglio e che dopo un po’ di C, sarebbero tornati in B e poi pure in A. Ottimismo che è stato subito smentito dai fatti – secondo fallimento al termine della stagione e ripartenza dalla D – ma non incrinato davvero dai fatti.Li chiamarono allora i Lariani ottimisti. In realtà li credevano pazzi, fuori come un Napo Torriani qualsiasi dal Baradello, la torre medievale che guarda dall’alto in basso la città dall’omonimo colle.Nemmeno i Lariani ottimisti però avrebbero potuto pensare che la prossima stagione il Como 1907 (così si chiama il Calcio Como dopo la ripartenza post fallimento, nda) avrebbe giocato in Champions League nel 120esimo anniversario dalla sua fondazione. Perché il Como il prossimo anno giocherà davvero in Champions. “C’è da non crederci e non ho capito se è successo davvero o è tutto un sogno, ma visto che mi sta chiamando uno di un giornale di Roma, per quanto mi han detto habitué del Lago, devo ammettere che sì è tutto vero, è successo davvero. Siamo in Champions League. È tutto pazzesco, tutto pazzesco, pazzesco e bellissimo”, racconta al Foglio Fabio, detto Fè, uno di quel gruppo di appassionati del gioco del calcio e del Como che, seduti attorno a un tavolo di una birreria ai margini del centro storico, dipingevano a parole un futuro meraviglioso per una squadra che era appena fallita.I Lariani ottimisti frequentano lo stadio, apprezzano la mentalità ultras senza farne parte, in trasferta non ci vanno “perché abbiamo la fortuna di avere lo stadio con lo sfondo più bello d’Italia e soprattutto eravamo dei cinquantenni pigri e ora siamo dei sessantenni più pigri di allora”. E continuano a essere ottimisti proprio “perché pigri e quindi disposti a stare fermi: e quando si sta fermi si riesce a pensare per bene e con calma”.Fè è professore di italiano e latino in un liceo di Como. A sessant’anni corre tre pomeriggi a settimana, poco prima del tramonto, pesca pesci lacustri che poi ributta in acqua perché a pescare c’è sempre andato ma il pesce di lago non gli piace, nel fine settimana va o allo stadio o in birreria a vedere la partita e al mercoledì si trova con gli amici per suonare. “Ora dovremmo cambiare giorno in sala prove. E un po’ ci scoccia perché siamo pigri abitudinari. Però vuoi mettere il Como in Champions League a strimpellare i Creedence e gli Allman Brothers Band?”.Prima dell’inizio di campionato i Lariani ottimisti erano convinti che il Como allenato da Cesc Fàbregas sarebbe arrivato al quinto posto. Prima del fischio iniziale dell’ultima partita della Serie A 2025-2026 erano convinti che la squadra avrebbe terminato al quinto posto. “Siamo andati tutti e sei a Cremona perché una qualificazione in Europa, in Europa League era qualcosa di storico. Siamo pigri ma non scemi. Allo stadio abbiamo festeggiato la qualificazione in Champions League”. L’unico cruccio è non aver festeggiato con Bisbino e Boletto sullo sfondo: “La pianura è più semplice da vivere del Lario, ma non c’è niente che scalda più il cuore dei panorami del Lago. Forse il Como in Champions, ma non so se è così davvero”.Spesso hanno sottolineato che quello del Como non è un miracolo sportivo, che la squadra lariana non è da considerare una provinciale, perché per budget e investimenti vale quasi una grande. “Vero, ma anche chi se ne frega. Ci considerino come vogliono, ma i fatti dicono che la Champions la giocherà il Como e non il Milan”. Il Milan domenica sera ha pensato bene di perdere in casa contro il Cagliari e in questo modo non qualificarsi in Champions League. A Como di essere un miracolo sportivo non frega a nessuno. “I miracoli hanno una dimensione biblico-evangelica, nel calcio conta avere idee chiare, soprattutto buone, programmazione, soldi e gente capace nei ruoli giusti. Il Como ci è riuscito e con un budget minore di Milan, Juventus e pure dell’Atalanta. Quindi sì, è una squadra ricca, però meglio essere ricchi e Champions che essere ricchi e senza Europa o poveri e basta”.I Lariani ottimisti non si pronunciano però sul futuro europeo. “E non è per scaramanzia, la scaramanzia è per i pessimisti, è per salvarci lo scalpo, perché è pieno di scaramantici pessimisti e se ho capito una cosa da decenni di insegnamento e di letture è che una cosa molto importante da fare è farsi gli affari propri quando si parla di una cosa irrazionale e serissima come il calcio”.
Il Como in Champions League va oltre anche all'ottimismo calcistico
La squadra allenata da Cesc Fàbregas ha chiuso il campionato al quarto posto e la prossima stagione giocherà nella più importante competizione europea. "I miracoli hanno una dimensione biblico-evangelica, nel calcio conta avere idee chiare, programmazione, soldi e gente capace nei ruoli giusti. Il Como ci è riuscito", ci dice il "leader" dei Lariani ottimisti














