Scopro grazie all’articolo di Domenico Scarpa sulla Lettura di domenica l’imminente pubblicazione (domani) dei primi quattro volumi di una nuova uniform edition di tutto Primo Levi negli Einaudi Tascabili, che si concluderà nel 2027, a quarant’anni dalla sua morte e settanta dalla prima pubblicazione di “Se questo è un uomo”. E scopro molte altre cose meravigliose, come il progetto LeviNet su cui si può leggere la straordinaria corrispondenza tra Levi e i suoi lettori di lingua tedesca, dopo la pubblicazione di “Ist das ein mensch?” nella versione di Heinz Riedt. Anche il primo dei quattro volumi che aprono la nuova edizione è un carteggio, inedito, tra Levi e i suoi lettori, in questo caso alunni e insegnanti delle scuole italiane, intitolato “Mi interessa la gente perché ne faccio parte”. Gli altri tre sono “Se questo è un uomo”, “Il sistema periodico” e “La chiave a stella”. Ora, il racconto intitolato “Argon” che apre il sistema periodico ha secondo me uno degli incipit più belli della storia della lettura mondiale, che per vari motivi merita di essere riletto oggi. Dice così:
«Ci sono, nell’aria che respiriamo, i cosiddetti gas inerti. Portano curiosi nomi greci di derivazione dotta, che significano “il Nuovo”, “il Nascosto”, “l’Inoperoso”, “lo Straniero”. Sono, appunto, talmente inerti, talmente paghi della loro condizione, che non interferiscono in alcuna reazione chimica, non si combinano con alcun altro elemento, e proprio per questo motivo sono passati inosservati per secoli: solo nel 1962 un chimico di buona volontà, dopo lunghi ed ingegnosi sforzi, è riuscito a costringere lo Straniero (lo xenon) a combinarsi fugacemente con l’avidissimo, vivacissimo fluoro, e l’impresa è apparsa talmente straordinaria che gli è stato conferito il Premio Nobel. Si chiamano anche gas nobili, e qui ci sarebbe da discutere se veramente tutti i nobili siano inerti e tutti gli inerti siano nobili; si chiamano infine anche gas rari, benché uno di loro, l’argon, l’Inoperoso, sia presente nell’aria nella rispettabile proporzione dell’1 per cento: cioè venti o trenta volte più abbondante dell’anidride carbonica, senza la quale non ci sarebbe traccia di vita su questo pianeta. Il poco che so dei miei antenati li avvicina a questi gas. Non tutti erano materialmente inerti, perché ciò non era loro concesso: erano anzi, o dovevano essere, abbastanza attivi, per guadagnarsi da vivere e per una certa moralità dominante per cui “chi non lavora non mangia”; ma inerti erano senza dubbio nel loro intimo, portati alla speculazione disinteressata, al discorso arguto, alla discussione elegante, sofistica e gratuita. Non deve essere un caso se le vicende che loro vengono attribuite, per quanto assai varie, hanno in comune un qualcosa di statico, un atteggiamento di dignitosa astensione, di volontaria (o accettata) relegazione al margine del gran fiume della vita. Nobili, inerti e rari: la loro storia è assai povera rispetto a quella di altre illustri comunità ebraiche dell’Italia e dell’Europa. (…)».








