“Penso che il Santo Padre ci ha chiamato a riflettere a livello più profondo, a non perderci nei dettagli della tecnologia ma piuttosto di chiederci che tipo di mondo vogliamo e come vogliamo trattare i nostri fratelli e le nostre sorelle. Queste sono le domande fondamentali e nel contesto dell’intelligenza artificiale bisogna fare queste domande con attenzione agli effetti e ai discorsi legati a questo tema. Dobbiamo comunque fare lo stesso con le questioni relative alla guerra, alla povertà, al clima”. Il cardinale Michael Czerny, gesuita, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, è tra i relatori chiamati da Papa Leone XIV per la presentazione ufficiale della sua prima lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale. Una presentazione a cui per la prima volta è presente lo stesso Pontefice. Con la sua presenza il Papa “vuole che ci sia l’attenzione di tutti all’enciclica, alle domande che pone – dice il cardinale Czerny a RaiNews.it - e alle riflessioni che propone. E lui partecipa per incoraggiarci a riflettere e a vedere come si può mettere in pratica nella nostra vita”.Papa Leone XIV ha sottolineato la necessità di “una nuova comprensione dell’umano nel tempo della sua eclissi” e come la “sfida non sia tecnologica ma antropologica” con la speranza che la lettera enciclica possa rispondere a tale sfida. “Il modello forse è la prima rivoluzione industriale – osserva il cardinale - come grande cambiamento, con la Rerum Novarum Papa Leone XIII ha voluto spingere e incoraggiare la Chiesa ad accompagnare questo processo rivoluzionario. La situazione è simile, c’è una rivoluzione tecnica, di tante dimensioni e di nuovo la Chiesa vuole accompagnare, aiutare i fedeli e tutti ad affrontare le sfide con coraggio e con speranza, non dobbiamo pensare che questo sia troppo complicato per noi, lasciando altri a decidere”. Al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale è stato affidato il compito di coordinare una Commissione interdicasteriale, voluta dal Pontefice, proprio sull’intelligenza artificiale. “La nuova Commissione – spiega il cardinale Czerny - ha in prima istanza il compito di coordinare una piattaforma in cui tutti gli enti della curia romana che sono impiegati nella questione dell’intelligenza artificiale possono incontrarsi e scambiare informazioni e rendere un servizio migliore. La seconda cosa importante è la comunicazione sull’intelligenza artificiale fuori della Curia, fuori da Roma. Informare anche degli impegni, delle posizioni, delle preoccupazioni della Chiesa. Riflettere e dare consigli”.Il prefetto sottolinea inoltre come i rischi e le minacce per la Chiesa e per il mondo “non si limitino purtroppo solo all’intelligenza artificiale, ma bisogna stare attenti a tutto ciò che è minaccia. Le guerre, le diseguaglianze, la povertà, il cambio climatico. Dipende poi dal contesto, da dove ci si trova. Questo è anche il compito della Chiesa di accompagnare il popolo là dove si trova, senza generalizzare”.Lo sviluppo umano integrale abbraccia una pluralità di dimensioni. E in un mondo ostaggio dei conflitti, della polarizzazione, della prevaricazione, lo sviluppo umano “si promuove accompagnando il popolo, i fedeli, ad affrontare le difficoltà e le sfide, affrontandole insieme – sottolinea il cardinale - con fede, speranza e carità. Non lasciandosi vincere dalla paura, dicendo ‘la Chiesa cammina con voi’, in tutti gli angoli del mondo. Davanti alle sfide che minacciano la dignità dei popoli e il loro sviluppo lì la Chiesa vuole essere con loro”.Un servizio, appunto, fatto di volontariato, attivismo per la pace, cura della casa comune e attenzione alle periferie del mondo. Una speranza viva per l’umanità, al tempo degli algoritmi sfrenati, da coltivare con piccoli gesti e piccoli passi.“Il cammino verso la speranza comincia con il primo passo. La sfida – osserva il cardinale Czerny - è di muovere il primo passo e chiedersi dove posso io essere d’aiuto, dove posso io contribuire in qualcosa, chi ha bisogno di me non dall’altra parte del mondo ma qui. Trovare quello che c’è da fare per la nostra famiglia, per la nostra comunità, per il nostro quartiere. Fare quel primo passo e non perdere il tempo discutendo delle cose che non possiamo fare. Per vivere in pace e con speranza dobbiamo imparare a fare il primo passo. Non perdere tempo lamentandosi ma mettersi in movimento”.
“L’Enciclica del Papa ci invita a riflettere e a chiederci che mondo vogliamo”
“La Chiesa vuole accompagnare i fedeli e tutti ad affrontare le sfide con coraggio e speranza. Non dobbiamo pensare che questo sia troppo complicato, lasciando altri a decidere” dice il cardinale prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo















