"I volontari del 'Global Sumud Land Convoy' si sono avvicinati al posto di blocco di Sirte per negoziare il passaggio. Da allora non abbiamo più loro notizie". Esordisce così il post Instagram con cui la Global Sumud Flotilla annuncia di non riuscire più a mettersi in contatto con alcuni degli attivisti che domenica 24 maggio hanno raggiunto il checkpoint di Sirte per negoziare il passaggio dalla Libia verso Gaza. In particolare, il gruppo con cui si sono persi i contatti aveva raggiunto le autorità della Libia orientale oltre il confine, per arrivare a un accordo che permettesse il passaggio della missione via terra. Poco dopo il passaggio dei primi posti di blocco, si sono perse le tracce. Il convoglio terrestre era stato bloccato i giorni scorsi dal nuovo stallo imposto dalle autorità della Libia orientale, legate al generale Khalifa Haftar. E adesso, degli attivisti non si sa più nulla da una ventina di ore. Tra di loro ci sono due italiani, Domenico Centrone, di Molfetta, e l'astigiana Dina Alberizia. I due, secondo quanto riportano fonti informate, sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Prima di arrivare al check-point agli attivisti era stato intimato di lasciare gli aiuti - senza alcuna garanzia di recapito - e di tornare indietro. "Ci opponiamo con decisione a questa richiesta", avevano fatto sapere da Flotilla Italia. La missione via terra era partita con l’obiettivo di raggiungere Rafah e portare aiuti nella Striscia, dopo il ricongiungimento delle delegazioni internazionali a Tripoli. Ma il convoglio, pur essendo dotato di visti rilasciati dal governo di unità nazionale con sede a Tripoli, si è scontrato con il blocco imposto dalla Cirenaica controllata da Haftar. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere che sta seguendo la questione.