«Il 2 Giugno del 1946 è una data che unisce tutti. I grandi partiti di massa per uscire dall'equivoco fecero scegliere gli italiani ed è diventata una decisione irreversibile. Votarono in tutta Italia le donne. E c'è un altro aspetto: il 2 Giugno si votò per eleggere l'Assemblea Costituente. È stato un grande momento perché noi siamo l'unico Paese che ha perso la guerra a cui venne concesso di scrivere la propria Costituzione».

In tempi in cui la memoria collettiva s'appanna e arriva persino a tradire il passato e molti ancora faticano a riconoscersi in una memoria condivisa e la divisione sembra non appassire mai, lo storico Daniele Ceschin indica una data che finalmente unisce. Il 2 giugno di ottant'anni fa è nata l'Italia di oggi dalle macerie di una guerra che è stata anche guerra civile, dalle ceneri di una dittatura e dall'insipienza della monarchia. Ceschin, 55 anni, trevigiano di Pieve di Soligo trapiantato a Mogliano, allievo di Mario Isnenghi, insegna storia.

È autore di libri sull'Ottocento e il Novecento, ha approfondito i temi legati alla Grande Guerra. Ha collaborato a grandi progetti editoriali di storia della Utet, della Laterza e della Mondadori. «Lavoravo in un supermercato con un buon stipendio, ma volevo fare lo storico, volevo proprio insegnare e mi sono laureato a Venezia». Anche un'esperienza di amministratore, chiamato da esterno a fare il vicesindaco di Mogliano con mandato per scuola e cultura.