Dopo 7 stagioni di fila in Seconda categoria, la Carpine ha deciso di chiudere la sua avventura nei campionati Figc. Francesco Bellentani, presidente dal 2017 della società carpigiana con sede a Migliarina di Carpi ma che da due stagioni era stata costretta a traslocare a San Marino di Carpi, dopo alcune settimane di riflessioni ieri ha sciolto le riserve annunciando l’intesa per cedere il titolo di Seconda categoria al Borghetto Sant’Anna. La Carpine era reduce dalla splendida volata a tre con Novese e Mandrio per il trono di Seconda "E" e dopo il 2° posto di regular season è uscita nella finale playoff.

"Dopo una decisione già maturata lo scorso febbraio – le parole di Bellentani – ho scelto di chiudere definitivamente la Carpine, cedendo il titolo di Seconda categoria al Borghetto Sant’Anna. Una scelta ponderata e convinta: si tratta di bravissime persone, una realtà che merita pienamente di disputare questo campionato. Hanno competenze e serietà che, a differenza di molte altre società. Una bella realtà a cui auguro il meglio. La decisione di chiudere nasce da una constatazione semplice ma inevitabile: l’impegno era diventato insostenibile per una frazione tanto piccola quanto storica come la nostra. Per 9 anni ho portato avanti la Carpine contando esclusivamente sulle mie forze, senza l’aiuto di nessuno e nonostante questo siamo sempre stati protagonisti, giocandoci campionati ai vertici. In tutti questi anni, tra le squadre dilettantistiche del territorio, siamo stati secondi soltanto alla United Carpi. Ma il bilancio più importante non è quello dei risultati sportivi. In questi 9 anni abbiamo costruito una famiglia e ho la certezza di aver lasciato in ognuno dei ragazzi e dei membri dello staff qualcosa di straordinario, qualcosa di irripetibile. Ed è questo che porterò sempre con me. Un ringraziamento sentito e doveroso va a tutto lo staff e a tutti i giocatori che in questi nove anni hanno indossato la maglia della Carpine. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe stato possibile. Hanno dato cuore, sudore e passione, e per me sono stati molto più che semplici collaboratori e atleti: sono stati la mia famiglia".